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Diario
2 dicembre 2008
Varie
1. La Santa Sede è contraria alla depenalizzazione dell’omosessualità nei paesi dove questa è considerata reato, poco importa che in certi casi il reato sia punito con la morte. La cosa è schifosa, ma ancor più schifosa è la motivazione, perché si tratta di uno sgangherato sofisma che avrebbe la pretesa di persuaderci che sia meglio lasciar tutto com’è, per evitare il peggio: “Nuove categorie protette dalla discriminazione […] creeranno nuove e implacabili discriminazioni” (monsignor Celestino Migliore). Insomma, per impedire che gli omosessuali vengano discriminati sarebbero discriminati i paesi che li incarcerano e che eventualmente li ammazzano: questa discriminazione preoccupa la Santa Sede più dell’altra, perché smettendo di incarcerare ed eventualmente ammazzare gli omosessuali si potrebbe finire per considerarli individui con gli stessi diritti degli eterosessuali, e questo sarebbe più grave che incarcerarli e ammazzarli, sarebbe il peggio da evitare. Schifosa oltre ogni misura, invece, è la mistificazione che tenta di dare logicità al sofisma. Un editoriale anonimo su Il Foglio di martedì 2 dicembre recita: “È impossibile mettere nello stesso mucchio la Polonia che non vuole istituire corsi scolastici per l’accettazione dell’omosessualità e l’Iran che gli omosessuali li impicca? Il buon senso, prima ancora che il senso della giustizia, dovrebbe consigliare risposta negativa”. Ma in Polonia l’omosessualità è reato? I gay vengono arrestati in Polonia? Al momento, no. E allora che cazzo c’entra la Polonia? Se l’omosessualità venisse depenalizzata dove è considerata reato, come sarebbe discriminata la Polonia? Titolo dell’editoriale: Chi imbroglia sull’omosessualità. Già, chi imbroglia?
2. Nella rubrica della posta de Il Sole-24Ore di domenica 23 novembre c’era una lettera splendida, varrà la pena di riportarne un passo: “A Bologna li chiamano «paiàz», pagliacci. […] Sono quelli che vogliono fare una battuta a qualsiasi costo. Sia che si trovino a un matrimonio o a un funerale. Normalmente li troviamo in prima fila. È più forte di loro, non riescono a vivere defilati. Comunque sono sempre lì con la loro battuta o il loro gesto in canna. Si credono ovviamente molto simpatici e non capiscono perché gli altri non ridono alle loro spigolature. Sanno cogliere l’attimo, quello sì. Aspettano il momento buono, normalmente quando sono al centro dell’attenzione o, meglio ancora, quando qualcuno domanda qualcosa al loro vicino. Se nessuno ride alle loro battute fanno finta di adombrarsi e le ripetono. Qualcuno che ride, chissà perché, lo trovano sempre”.
3. “È impossibile che la beatitudine umana si trovi in un bene creato. Infatti la beatitudine è il bene perfetto che appaga totalmente l’appetito: altrimenti se lasciasse ancora qualcosa da desiderare, non sarebbe l’ultimo fine. Ora, l’oggetto della volontà, cioè dell’appetito umano, è il bene universale, come quello dell’intelletto è il vero nella sua universalità. È evidente quindi che niente può appagare la volontà umana, all’infuori del bene preso in tutta la sua universalità. Esso però non si trova in un bene creato, ma soltanto in Dio: poiché ogni creatura ha una sua bontà partecipata. Perciò Dio soltanto può appagare la volontà dell’uomo […] dunque in Dio soltanto consiste la beatitudine dell’uomo” (Tommaso d’Aquino - Summa Theologica, I, II, q 2, a 8 - Salani 1949). Non regge: al pari di Dio, la beatitudine è una mostruosità della logica. “Il bene perfetto che appaga totalmente l’appetito” è una mostruosità.
| inviato da malvino il 2/12/2008 alle 15:24 | |
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