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il blog di Luigi Castaldi


Diario


25 gennaio 2009

"Adeguati valori morali"

“Io fermamente mi oppongo a che lo Stato sia ridotto
a strumento di questo o quel gruppo religioso”

John F. Kennedy, 12.9.1960




Un editoriale dal titolo Doppia obbedienza? No, richiamo alla giustizia, a firma di Francesco D’Agostino, è sulla prima pagina di Avvenire, domenica 25 gennaio, e merita attenzione particolare.

Come molti altri, ritengo che la sentenza del­la Cassazione sul «caso Englaro» sia profon­damente sbagliata.

Diciamo subito che “molti altri”, secondo l’ultima stima, sta per il 21% degli italiani (il 79% ritiene giusta quella sentenza e ritiene legittimo che sia fatta la volontà di Eluana Englaro, non quella di Dio).

Auspico che ad essa non ven­ga dato seguito, anche considerando che la sen­tenza si limita ad «autorizzare» e di certo non «im­pone» la sospensione dell’alimentazione artifi­ciale che mantiene in vita Eluana.

Cominciamo a fare i furbi? Una sentenza autorizza il padre di Eluana Englaro ad ottenere per lei la sospensione dell’alimentazione artificiale cui ella non avrebbe mai voluto sottoporsi: l’autorizzazione non impone di fatto la sospensione? Le sentenze sono inerti astrattezze?

Plaudo al car­dinale Poletto…

Scrive sul giornale dei vescovi, Francesco D’Agostino: poteva non plaudire a un cardinale? Vorrei vederlo a scrivere: “Avrei unobiezione da muovere al cardinal Poletto.... Subito in Purgatorio.

che ha il coraggio, con espressio­ni sobrie e rispettose, ben diverse da quelle da al­tri usate contro di lui, di chiamare con il termine più corretto la fine della vita che si sta progettan­do per la povera ragazza: «eutanasia».

In realtà, Sua Eminenza non s’è limitato a questo. Ha detto: La legge di Dio è sempre per l’uomo. Andare contro la legge di Dio significa andare contro l’uomo. Dunque, se le due leggi entrano in contrasto è perché la legge dell’uomo non è una buona legge (Adnkronos, 22.1.2009). A qualcuno è sembrato un sillogismo valido solo nel caso in uno Stato laico fosse tenuto a legiferare con un occhio fisso al Catechismo.

E lo rin­grazio per come sta esortando all’obiezione di coscienza i medici che dovessero essere coinvol­ti nella morte di Eluana.

Sua Eminenza esorta i medici a praticare l’obiezione di coscienza e a non rimuovere il sondino a Eluana Englaro. C’è mai stata esortazione ai magistrati cattolici a non emettere sentenze di divorzio? Perché non viene rinnovata a scadenze fisse?

Come va valutata questa posizione, che non è solo del cardinale, ma anche mia e soprattut­to di tanti altri laici e cattolici? Stiamo facendo violenza allo Stato di diritto? Stiamo calpe­stando la legalità? Rechiamo offesa allo Stato, «unico titolare della sovranità»? Stiamo alte­rando i suoi giusti rapporti con la Chiesa?

Sì, tutto questo, e privando Eluana Englaro di un diritto: quello di poter rifiutare ciò che nessuno avrebbe potuto imporle se fosse stata cosciente.

Di­rei piuttosto che stiamo richiamando lo Stato al suo dovere più autentico, che è quello di le­giferare secondo giustizia.

Secondo ciò che è giustizia per chi crede nello stesso Dio di Francesco D’Agostino. E che sembra una grave ingiustizia a chi vorrebbe esercitare il diritto di disporre di se stesso.

Ragioniamo, se almeno questo ci è concesso, con un po’ di pacatezza e cerchiamo di individuare il punto centrale del dibattito.

È mai possibile ragionare con chi pensa di possedere l’unica vera Verità? Vediamo.

Si è detto: nel caso Englaro, il cardinale Poletto si sarebbe compor­tato correttamente se si fosse limitato a invitare i singoli medici all’obiezione. Egli invece ha solle­citato collettivamente un’intera categoria profes­sionale a mobilitarsi, per mandare a vuoto una sentenza dello Stato! Nel nome dell’identità cat­tolica, egli avrebbe «inventato» una sorta di «obbligazione di appartenenza», ricordando ai me­dici che il dovere di ubbidire alla legge di Dio è un dovere prioritario rispetto a quello che essi han­no nei confronti dello Stato. […] Se si fosse rivolto ai medici come singoli, il cardina­le Poletto avrebbe umiliato l’etica ippocratica, che è, da ben cinque secoli prima di Cristo, schierata a difesa della vita, riducendone indebitamente l’ambito a quello di un ristretto orizzonte con­fessionale. Paradossalmente, nel suo rivolgersi al­la classe medica in quanto tale e non ai singoli me­dici credenti, il cardinale ci ha dato una limpida lezione di laicità.

Nel nome di Cristo, Sua Eminenza richiama i medici – tutti, non solo i medici cattolici – al rispetto di un’etica, quella ippocratica, che anticipa di cinque secoli la venuta di Cristo. Cristo arriva cinque secoli dopo, la fa sua e la passa al cardinal Poletto, che così può farvi riferimento per allargare anche ai medici non cattolici il suo invito all’obiezione di coscienza. Ippocrate è morto e non può sollevare contestazione, ma l’Ordine dei Medici ha dato qualche delega a Sua Eminenza? Fatemelo sapere.

In molti casi la Chiesa si batte (legittimamente) per se stessa, per i propri luoghi di culto, per i propri religiosi e le proprie religiose, per la tutela e la promozione della sua tradizione nel nostro Paese e dell’inse­gnamento pubblico della propria dottrina: tutte questioni di rilievo politico ed eventualmente concordatario, per regolare correttamente le qua­li la distinzione tra Stato e Chiesa è assolutamen­te indispensabile.

Qui, per ottenere tutto ciò che le spetta per antico privilegio, la distinzione tra Stato e Chiesa è ritenuta indispensabile dalla Chiesa, sennò tutto quello che le serve a chi lo chiede? Sì, qui c’è bisogno di uno Stato che sia entità ben distinta, meglio se in grado di sborsare milioni di euro ogni anno.

Quando però la Chiesa inter­viene per difendere il bene umano, non lo fa per ragioni confessionali: infatti i suoi interventi sul­la vita, sulla famiglia, sulla guerra, sulla dignità dei lavoratori, sull’umanizzazione delle pene e su tanti temi sociali non concernono i «credenti», ma tutti gli uomini, senza distinzione alcuna.

“Concernono tutti gli uomini” nel senso che gli interventi della Chiesa mirerebbero ad essere recepiti da “tutti gli uomini”, non nel senso che “tutti gli uomini” abbiano affidato alla Chiesa un illimitato ed universale mandato di rappresentanza. Ma a Francesco D’Agostino piace imbrogliare, e “concernere” gli veniva a fagiolo.

Quella che i laicisti confondono con una «obbligazione religiosa» altro non è in buona so­stanza che il costante appello perché nelle dina­miche politiche e civili ogni legge, ogni sentenza, ogni pratica sociale abbiano come propria misu­ra la giustizia.

Come sopra: tutto sta nell’intenderci su quale giustizia. Resta il fatto che il “costante appello” è troppo spesso a sabotare le istituzioni di uno Stato laico, con un accorto mix di favori e minacce. E i favori servono a raccogliere potere per rendere più efficaci le minacce, e le minacce servono a raccogliere favori, e a un pezzo alla volta lo Stato lascia alla Chiesa l’ultima parola sui temi bioetici, sulla famiglia, sulla scuola, sul welfare…

Sappiamo che nel mondo d’oggi su non poche questioni etiche e bioetiche fonda­mentali la coscienza dei cittadini è non solo divi­sa, ma addirittura lacerata. Guai però se la presa d’atto di questa lacerazione fosse utilizzata per produrre indifferenza o per legittimare qualsiasi forma di scetticismo. Sappiamo con quanta fer­mezza (alcuni) laici protestano, quando li si ac­cusa, in quanto non credenti, di non avere ade­guati valori morali. Ma se così stanno le cose, per­ché stigmatizzare interventi a difesa non dell’au­torità del Papa, ma della vita, interventi sobri, ar­gomentati, rispettosi, autorevoli?

Ma cosa dice, questo imbroglione? Su non poche questioni etiche e bioetiche fonda­mentali la coscienza dei cittadini si interroga, e si dà delle risposte che, certo, variano da caso a caso. La coscienza dei cittadini può così dirsi “lacerata” solo a volerne immaginare una sola per tutti. Da caso a caso, invece, le risposte dovrebbero tradursi in scelte autonome e responsabili: in un senso o in quello opposto – accettare o no di essere alimentati artificialmente – tutti dovrebbero poter scegliere liberamente, senza censure o impedimenti. Da un lato, c’è l’individuo che sovranamente amministra se stesso (con facoltà di delega) e dispone, per esempio, di non voler essere alimentato artificialmente; dall’altro, c’è questo Francesco D’Agostino che si permette di giudicare quali valori morali siano “adeguati” e quali no, nel tentativo di imporre a tutti l’alimentazione artificiale, vogliano o no. Qui bisogna scegliere, ma non senza aver considerato che in favore di Francesco D’Agostino ci sarebbero pareri – a suo parere – “sobri, ar­gomentati, rispettosi, autorevoli”. Ma tutto questo regge logicamente? E il tutto su cosa poggia?

La Chiesa non pretende una doppia ubbidienza da parte di chic­chessia: pretende, ma soprattutto prega, perché gli uomini non cessino mai di cercare la verità e di operare per il bene di tutti.

Più che pregare, pretende. Mischiando insieme all’arroganza di un cardinal Poletto i vaporosi sofismi di un suo servo.




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(1.2.2006)

76.
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(31.1.2006)

75. Ci dica l’ottimo Panebianco…
(23.1.2006)

74.
La figlia del console
(19.1.2006)

73.
Ratzinger e il decalogo
(18.1.2006)

72. “Il vero Israele” 
(17.1.2006)

 

71. Una dimenticanza di Angelo Panebianco

(16.1.2006)

70. Bonino o Santanché?
(10.1.2006)

69. Niente antidepressivi, grazie!
(4.1.2006)

68. “Ah, se Dio sopprimesse i peccatori!”
(2.1.2006)

67. Del Concilio Vaticano II non avete capito niente, gonzi!
(27.12.2005)

66. Un’altra mina l’Occidente: la pornografia
(23.12.2005)

65. “Fratello spermatozoo”
(20.12.2005)

64.
La mia superstizione è migliore della tua
(19.12.2005)

63. Riforma della Curia, anno 0
(14.12.2005)

62.
La goccia di veleno
(12.12.2005)

61. Non lo fo’ per piacer mio…
(Lettera aperta a Carlo V)
(6.12.2005)

60. Venerdì, sabato e domenica
(5.12.2005)

59.
Contrordine, figlioli, il limbo è una cazzata!
(2.12.2005)

58.
Tomista quanto non mai, il Ratzinger. Anzi assai tomo.
(28.11.2005)

57. Il seminarista sia munito di certificato medico

(24.11.2005)

56. Scherziamo? Scherziamo
(21.11.2005)

55.
La pazienza degli italiani
(17.11.2005)

54. Il fuoco amico di Croce e Gramsci
(16.11.2005)

53. Marcello Pera, croque-mort
(15.11.2005)

52. Semo romani, damose da fa’
(11.11.2005)

51. Coi soldi di Sir Templeton
(8.11.2005)

50.
La Chiesa è sempre uguale a sé stessa
(27.10.2005)

49. Chi glielo dice a Marcello Pera, di farsi da parte?
(20.10.2005)

48.
Sua Santità, Anacoluto I
(17.10.2005)

47.
Un dubbio: mettere in dubbio il dubbio?
(14.10.2005)

46.
Capriccio
(10.10.2005)

45.
Buona conversione!
(7.10.2005)

44. Se il legislatore non è un fesso (e non è un fesso)
(4.10.2005)

43. L’orecchio di Dionigi
(29.9.2005)

42. Fiuggi: i tg di prima sera non possono più glissare
(26.9.2005)

41. La colomba e il leopardo
(21.9.2005)

40. Ratzinger apre la caccia al ricchione
(19.9.2005)

39. Caro Silvio Viale, vai avanti!
(15.9.2005)

38. “I politici cattolici lo sono in particolare”
(12.9.2005)

37. L’aggettivo “clerico-fascista”
(6.9.2005)

36. Il “vuoto” liberale
(1.9.2005)

35. Troppo vento a Colonia
(29.8.2005)

34. Gli ebrei, il solito nervo scoperto
(28.7.2005)

33.
Plinio Corrêa de Oliveira
(22.7.2005)

32. Questo non è altro che quello
(19.7.2005)

31. Due etti di quello buono (salumeria Sodano)
(13.7.2005)

30. A che serve più il vocabolario?
(8.7.2005)

29. Orsina, cioè Ferrara, cioè Ruini
(5.7.2005)

28. Vediamo se esistono ancora, quei socialisti
(1.7.2005)

27. Neofascisti, cielli, foglianti: bingo!
(27.6.2005)

26. Si lasci riposare in pace Benedetto Croce
(23.6.2005)

25. Se il pastore lo chiama gregge, ci sarà un motivo
(21.6.2005)

24. Se poi vengono bene, l’autorità centrale vidima
(15.6.2005)

23. Un occhio di riguardo per il Testaccio
(13.6.2005)

22. Fides et Ratio: un esempio e un paradigma
(7.6.2005)

21.
Ancora un piccolo sforzo, legalizziamo lo stupro
(3.6.2005)

20.
A chi fa i conti senza l’utero
(31.5.2005)

19.
Forse una destra decente è possibile
(27.5.2005)

18.
Il rischio di blandire i suscettibili
(24.5.2005)

17.
Toh, guarda, “la tentazione di passare al fronte dell’astensione”
(18.5.2005)

16.
Parlando serenamente, si trova sempre il modo di uscirne
(13.5.2005)

15.
Tra l’art. 7 e l’art. 8 della Costituzione
(10.5.2005)

14.
“I politici non capiscono mai niente, mai”
(5.5.2005)

13.
Parlare di embrioni da ex embrioni: non più
(3.5.2005)

12.
Beccaria e la misura di Ratzinger
(29.4.2005)

11.
Non invitate un falso liberale a un matrimonio gay
(27.4.2005)

10.
I cattolici liberali? Rivolgersi a Ratzinger, prego 
(22.4.2005)

9.
Il ricatto
(20.4.2005)

8.
Sotto chiave
(18.4.2005)

7.
Tirare sassi ai lumi
(14.4.2005)

6.
Promemoriam per Miriam
(12.4.2005)

5.
Semo ‘na manica de gente assai lasciva
(8.4.2005)

4.
No Taliban no Vatican: al di qua dello slogan
(7.4.2005)

3.
Il latinorum degli atei devoti
(5.4.2005)

2.
Il nodo genetico
(1.4.2005)

1.
La cosa per bene
(29.3.2005) 

 

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per saperne
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