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Diario
29 aprile 2009
Punto.

Le celebrazioni per il 50° anniversario della morte di padre Agostino Gemelli hanno preso il via, ieri, all’Università Cattolica di Milano, da lui fondata nel 1921, e Avvenire (28.4.2009) dà notizia che l’ateneo ha organizzato una mostra e un convegno che aiutino a conoscerlo di là dallo “stereotipo «antisemita»”. Sia consentito dire: “stereotipo”, un cazzo. Agostino Gemelli era davvero antisemita, senza virgolette. Per lui non vale neanche la pena di fare il solito distinguo tra antigiudaismo teologico e antisemitismo razziale, perché in lui il primo giustificava il secondo sul piano storico e politico, come dimostra il celeberrimo passo dal discorso che tenne all’Università di Bologna, il 9 gennaio del 1939, appena pochi mesi dopo la promulgazione delle leggi razziali: “Tragica senza dubbio e dolorosa la situazione di coloro che non possono far parte, e per il sangue e per la loro religione, di questa magnifica Patria; tragica situazione in cui vediamo una volta di più, come altre nei secoli, attuarsi quella terribile sentenza che il popolo deicida ha chiesto su di sé e per la quale va ramingo per il mondo, incapace di trovare la pace di una Patria, mentre le conseguenze dell’orribile delitto lo perseguitano ovunque e in ogni tempo”. Nazismo e fascismo diventavano così strumenti – forse inconsapevoli – della maledizione che gli ebrei attiravano su se stessi per il solo fatto di essere ebrei, “il popolo deicida” che si ostinava a rinnovare il suo antico crimine nel rifiuto della conversione. Sicché padre Gemelli si spenderà personalmente per qualche ebreo cui le leggi razziali hanno tolto i mezzi di sussistenza e che gli stia personalmente a cuore, ma non avrà mai una parola, neppure bisbigliata, contro ciò che si è abbattuto sugli ebrei italiani.
È la regola della Chiesa di quegli anni: aiutarne qualcuno, meglio se battezzato, per assicurarsi – non si può mai sapere come mettano le cose – una patente di “amico degli ebrei”, mentre d’intanto si assiste allo spettacolo della persecuzione di coloro che per secoli erano stati perseguitati dalla stessa Chiesa, come nemici della vera fede. In questo caso, si tratta dello stesso Agostino Gemelli che aveva scritto: “Un ebreo, professore di scuole medie, gran filosofo, grande socialista, Felice Momigliano, è morto suicida. I giornalisti senza spina dorsale hanno scritto necrologi piagnucolosi. Qualcuno ha accennato che era il Rettore dell’Università Mazziniana. Qualche altro ha ricordato che era un positivista in ritardo. Ma se insieme con il Positivismo, il Socialismo, il Libero Pensiero, e con il Momigliano morissero tutti i Giudei che continuano l’opera dei Giudei che hanno crocifisso Nostro Signore, non è vero che al mondo si starebbe meglio? Sarebbe una liberazione, ancora più completa se, prima di morire, pentiti, chiedessero l’acqua del Battesimo” (Vita e pensiero, XV/1924 – qui anonimo, poi rivendicando la paternità di questo atroce necrologio nel numero di dicembre della stessa rivista).
Che Agostino Gemelli fosse antisemita, è uno “stereotipo”? Non ci vuole coraggio nello scriverlo, ci vuole una gran faccia di culo. La stessa che mostra avere Andrea Riccardi quando, su L’Osservatore Romano oggi in edicola, scrive di una sua “prossimità al fascismo”: Agostino Gemelli non fu “prossimo al fascismo”, fu un entusiasta sostenitore del Regime, come pressoché tutta la Chiesa, popolo di Dio e gerarchie, almeno fino a quando il Regime resse. Punto.
| inviato da malvino il 29/4/2009 alle 4:11 | |
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