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il blog di Luigi Castaldi


Diario


8 maggio 2009

Comodissima morale

Francesco Cossiga ama scandalizzare le anime belle e sovente indulge nell’esercizio di un disinvolto cinismo che solo a quelle può sembrare amorale. In realtà, ogni morale è uno statuto dell’utile e, quando l’utile trascende l’individuo per diventare l’utile dello Stato e/o della Chiesa, la morale deve giocoforza farsi cinica verso l’individuo, soprattutto verso l’individuo che coltiva illusioni.
Vuoi l’ordine e la pace sociale? Devi avere dei servizi segreti in grado di compiere le peggiori nefandezze, sennò le rivendicazioni diventano conflitti che rischiano di sovvertire lo status quo. Vuoi la democrazia? Devi essere disposto a darne l’amministrazione in concessione ad una oligarchia, sennò la democrazia perde i carismi. Vuoi essere un cattolico a buon diritto? Devi concedere che lo Spirito Santo sappia essere un gran figlio di puttana nel garantire potere alle gerarchie ecclesiastiche, che lo incarnano.

Francesco Cossiga è stato cinico anche stavolta e anche stavolta ha scandalizzato le anime belle che cercano altro che l’utile nella morale delle realtà che trascendono l’individuo. Stavolta, avrà fatto inorridire quanti coltivassero illusioni sulla morale della Chiesa che dà l’amministrazione dello Spirito Santo in concessione alle gerarchie ecclesiastiche. E così ha spiegato perché, dopo i due severi buffetti di circostanza dalle pagine di Avvenire, la Chiesa non leva il suo appoggio a Silvio Berlusconi: “Alla Chiesa molto importa dei comportamenti privati. Ma tra un devoto monogamo che contesta certe sue direttive e uno sciupafemmine che invece dà una mano concreta, la Chiesa dice bravo allo sciupafemmine” (La Stampa, 7.5.2009).
Francesco Cossiga fa sapere che la morale della Chiesa sta nella salvaguardia dei cazzi suoi, e al momento Silvio Berlusconi può tornare ancora utile, e per molto.

Via, in fondo non dev’essere malaccio essere cattolico: basta saper vedere che nell’ipocrisia uno strumento dello Spirito Santo. E di conseguenza inchinarsi di fronte al cinismo amorale come ragione intrinseca di ciò che torna utile alla salvezza delle anime. Assurdo? Solo per chi non ha fede.
Chi ha fede, come il cattolicissimo Francesco Cossiga, sa intravvedere nel cinismo amorale delle gerarchie ecclesiastiche l’espressione più felice della paterna cura che il pastore ha per il suo gregge. E Francesco Cossiga ha fede da vendere.
Anzi, adesso che ha chiuso bottega, la smercia a gratis, chissà che il Vaticano non lo gratifichi di un qualche ad honorem, chessò, un titolo speciale di miles Christi che lo autorizzi a mettere un’altra gruccia nell’armadio che ospita la sua collezione di divise.
Buon Dio, più si diventa vecchi e più si torna bambini. Ora, sappiamo che i depressi bipolari sono stati bambini particolari… Però qui divagherei, restiamo sull’argomento.

L’argomento – quello dell’amorale cinismo della Santa Sede – è ben sviluppato da un altro cattolicissimo: Carlo Cardia, editorialista di Avvenire.
Dopo aver dato due severi buffetti a Silvio Berlusconi, Avvenire sceglie lui per dare due severi buffetti – in realtà, dei veri e propri sganassoni – alla società secolarizzata che ha prodotto Silvio Berlusconi. Silvio Berlusconi è ciascuno di noi, perché anche in noi un occidente scristianizzato ha posto il seme della mala pianta che saremmo tentati di sradicare dalla politica per lasciar cresce in noi stessi. In fondo, a pensarci bene, è un “non giudicare, se non vuoi essere giudicato”, con apposita postilla: a giudicare può essere solo Dio, attraverso il magistero dei suoi ministri.
Dieci Ave, dieci Pater, bacia la mano al prete e non dimenticarti di lasciare l’obolo. Com’è circolare, questa logica. Come regge in se stessa, questa adamantina coerenza, cazzo come regge.

In tutta la vicenda, il Cardia legge il ritorno dell’etica, ma in chiave strumentale: Quan­do meno ce lo aspettiamo, dopo mesi di teo­rizzazioni laiciste (con relativi anatemi) sulla separazione tra morale e diritto, sulla libertà in­dividuale intangibile, sul fatto che ciascuno deve poter fare tutto ciò che vuole, all’im­provviso i giornali appaiono intrisi di un affla­to etico, di spirito e sensibilità morale che (se­condo i punti di vista) stupiscono o conforta­no, affascinano o sconcertano, e lasciano una sola certezza. La rivincita dell’etica durerà fin­ché la convenienza lo richiede, poi tutto tor­nerà come prima. È come il remake di un film già visto. […] L’ultima crisi economica mondiale ha visto grandi e piccoli uomini di affari battersi il petto, chiedere perdono per l’avidità e la cu­pidigia del passato, impegnarsi per il futuro ad essere virtuosi, trasparenti, altruisti. Oggi sia­mo dentro una nuova bolla etico-speculativa. Nelle polemiche derivanti da una vicenda fa­miliare (dai cui protagonisti prescindiamo to­talmente), risulta, perfino in giornali noti per un convinto laicismo, che la famiglia è il mas­simo valore, e gli uomini pubblici devono per primi dare l’esempio ai cittadini di fedeltà e coerenza con i valori etici che sono a fonda­mento dalla società e della famiglia stessa. I doveri di lealtà nei confronti del coniuge, di ri­spetto dei figli, non soltanto comportano la fe­deltà coniugale in senso stretto, e l’unità della famiglia, ma esigono un comportamento am­bientale che non vulneri neanche indiretta­mente la sensibilità dei familiari tutti. Ai gio­vani, poi, si devono prospettare valori solidi, non illusioni mediatiche, l’intera società deve ricostruire i propri valori etici di riferimento. Insomma, propositi saggi ed edificanti che sa­rebbero certamente condivisi da uomini di si­cura fede e dai principi morali indiscussi”.

E allora lo vedete che il Catechismo vi torna utile? E però non è giusto, dovete decidervi, sul Catechismo si paga il comodato. A chi? A quella “fonte di una sapienza antica che sorregge il vivere co­mune e fornisce regole, principi, orientamen­ti per impostare una vita buona”: alla Santa Sede. Che assolve e non assolve chi le fa comodo. Comodissima morale.




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75. Ci dica l’ottimo Panebianco…
(23.1.2006)

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(19.1.2006)

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71. Una dimenticanza di Angelo Panebianco

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68. “Ah, se Dio sopprimesse i peccatori!”
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(27.12.2005)

66. Un’altra mina l’Occidente: la pornografia
(23.12.2005)

65. “Fratello spermatozoo”
(20.12.2005)

64.
La mia superstizione è migliore della tua
(19.12.2005)

63. Riforma della Curia, anno 0
(14.12.2005)

62.
La goccia di veleno
(12.12.2005)

61. Non lo fo’ per piacer mio…
(Lettera aperta a Carlo V)
(6.12.2005)

60. Venerdì, sabato e domenica
(5.12.2005)

59.
Contrordine, figlioli, il limbo è una cazzata!
(2.12.2005)

58.
Tomista quanto non mai, il Ratzinger. Anzi assai tomo.
(28.11.2005)

57. Il seminarista sia munito di certificato medico

(24.11.2005)

56. Scherziamo? Scherziamo
(21.11.2005)

55.
La pazienza degli italiani
(17.11.2005)

54. Il fuoco amico di Croce e Gramsci
(16.11.2005)

53. Marcello Pera, croque-mort
(15.11.2005)

52. Semo romani, damose da fa’
(11.11.2005)

51. Coi soldi di Sir Templeton
(8.11.2005)

50.
La Chiesa è sempre uguale a sé stessa
(27.10.2005)

49. Chi glielo dice a Marcello Pera, di farsi da parte?
(20.10.2005)

48.
Sua Santità, Anacoluto I
(17.10.2005)

47.
Un dubbio: mettere in dubbio il dubbio?
(14.10.2005)

46.
Capriccio
(10.10.2005)

45.
Buona conversione!
(7.10.2005)

44. Se il legislatore non è un fesso (e non è un fesso)
(4.10.2005)

43. L’orecchio di Dionigi
(29.9.2005)

42. Fiuggi: i tg di prima sera non possono più glissare
(26.9.2005)

41. La colomba e il leopardo
(21.9.2005)

40. Ratzinger apre la caccia al ricchione
(19.9.2005)

39. Caro Silvio Viale, vai avanti!
(15.9.2005)

38. “I politici cattolici lo sono in particolare”
(12.9.2005)

37. L’aggettivo “clerico-fascista”
(6.9.2005)

36. Il “vuoto” liberale
(1.9.2005)

35. Troppo vento a Colonia
(29.8.2005)

34. Gli ebrei, il solito nervo scoperto
(28.7.2005)

33.
Plinio Corrêa de Oliveira
(22.7.2005)

32. Questo non è altro che quello
(19.7.2005)

31. Due etti di quello buono (salumeria Sodano)
(13.7.2005)

30. A che serve più il vocabolario?
(8.7.2005)

29. Orsina, cioè Ferrara, cioè Ruini
(5.7.2005)

28. Vediamo se esistono ancora, quei socialisti
(1.7.2005)

27. Neofascisti, cielli, foglianti: bingo!
(27.6.2005)

26. Si lasci riposare in pace Benedetto Croce
(23.6.2005)

25. Se il pastore lo chiama gregge, ci sarà un motivo
(21.6.2005)

24. Se poi vengono bene, l’autorità centrale vidima
(15.6.2005)

23. Un occhio di riguardo per il Testaccio
(13.6.2005)

22. Fides et Ratio: un esempio e un paradigma
(7.6.2005)

21.
Ancora un piccolo sforzo, legalizziamo lo stupro
(3.6.2005)

20.
A chi fa i conti senza l’utero
(31.5.2005)

19.
Forse una destra decente è possibile
(27.5.2005)

18.
Il rischio di blandire i suscettibili
(24.5.2005)

17.
Toh, guarda, “la tentazione di passare al fronte dell’astensione”
(18.5.2005)

16.
Parlando serenamente, si trova sempre il modo di uscirne
(13.5.2005)

15.
Tra l’art. 7 e l’art. 8 della Costituzione
(10.5.2005)

14.
“I politici non capiscono mai niente, mai”
(5.5.2005)

13.
Parlare di embrioni da ex embrioni: non più
(3.5.2005)

12.
Beccaria e la misura di Ratzinger
(29.4.2005)

11.
Non invitate un falso liberale a un matrimonio gay
(27.4.2005)

10.
I cattolici liberali? Rivolgersi a Ratzinger, prego 
(22.4.2005)

9.
Il ricatto
(20.4.2005)

8.
Sotto chiave
(18.4.2005)

7.
Tirare sassi ai lumi
(14.4.2005)

6.
Promemoriam per Miriam
(12.4.2005)

5.
Semo ‘na manica de gente assai lasciva
(8.4.2005)

4.
No Taliban no Vatican: al di qua dello slogan
(7.4.2005)

3.
Il latinorum degli atei devoti
(5.4.2005)

2.
Il nodo genetico
(1.4.2005)

1.
La cosa per bene
(29.3.2005) 

 

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