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Diario
24 maggio 2009
Ancorché pericoloso, quest'uomo è un cretino
Silvio Berlusconi ha detto: “Sto pensando a un ddl di iniziativa popolare per portare i deputati a 300 e i senatori a 150, altrimenti sarebbe come chiedere ai capponi di votare per anticipare il Natale”; e Gianfranco Fini gli ha replicato: “Una proposta di legge di iniziativa popolare non sostituisce il Parlamento: è solo una delle modalità previste dai Costituenti per l’avvio dell’iter legislativo. Chi può dare il via a una legge? I cittadini, i parlamentari o il governo. Ma è sempre il Parlamento che decide”, sicché la questione sarebbe comunque rimessa ai “capponi”. Il fatto è che ddl [disegno di legge] ha un suono molto simile a dl [decreto-legge], e Silvio Berlusconi dev’essere caduto in autosuggestione: ha pensato che un ddl (di iniziativa popolare) abbia l’imperatività che un dl (di iniziativa governativa) comunque non ha.
In realtà, la riduzione del numero dei deputati (stabilito in 630 dall’art. 56 della Costituzione) e/o di quello dei senatori (stabilito in 315 dal seguente art. 57) implica una revisione costituzionale, possibile solo – escludendo un golpe – secondo le modalità previste dall’art. 138: “con due successive deliberazioni [di ciascuna Camera] ad intervallo non inferiore di tre mesi”, necessitando della “maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione”. Tutto è rimesso ancora ai “capponi” e, ammesso che questi decidessero di “anticipare il Natale”, la revisione dell’art. 56 e/o dell’art. 57 implicherebbe la necessità di una conferma a mezzo di referendum popolare, laddove ne facessero domanda un quinto dei “capponi” di ciascuna Camera o cinque Consigli regionali o mezzo milione di cittadini aventi diritto al voto. Insomma, la Costituzione sembra essere stata scritta proprio per complicare maledettamente le cose a (un qualsiasi) Silvio Berlusconi, fin quasi a rendergliele impossibili.
Ciò nonostante, egli non desiste. Lo scorso 6 febbraio, nel corso di una conferenza stampa al termine di un consiglio dei ministri, disse che il dl è “uno strumento fondamentale per governare” e così argomentò: “Oggi noi siamo molto limitati: a volte dobbiamo usare il voto di fiducia, che non è una diminuzione della sovranità del parlamento, ma è, al contrario, l’offerta da parte del governo al parlamento di verificare se questo governo ha ancora la maggioranza in parlamento, se ancora è ritenuto un governo responsabile, degno della fiducia del parlamento. Quindi, l’imposizione della fiducia è un rischio che coscientemente il governo corre, dando da se stesso al parlamento la possibilità di sfiduciare il governo”. In questo caso – con questa assai stravagante lettura dell’art. 77 della Costituzione [*] – ai “capponi” è fin troppo esplicitamente posta la necessità di non “votare per anticipare il Natale”; poi, quando a Silvio Berlusconi vien voglia di Natale, una stravagante lettura dell’art. 71 – quello che norma l’iniziativa delle leggi – dovrebbe dare a cinquantamila elettori un potere di revisione costituzionale che, ai sensi dell’art. 138, cinquecentomila elettori possono solo eventualmente proporre di respingere. Insomma, si rinnova che la sensazione che quest’uomo sia un cretino, ancorché pericoloso.
[*] “Il Governo non può, senza delegazione delle Camere, emanare decreti che abbiano valore di legge ordinaria. Quando, in casi straordinari e d’urgenza il Governo adotta, sotto la sua responsabilità, provvedimenti provvisori con forza di legge, deve il giorno stesso presentarli per la conversione alle Camere che, anche se sciolte, sono appositamente convocate e si riuniscono entro cinque giorni. I decreti perdono efficacia sin dall’inizio, se non sono convertiti in legge entro sessanta giorni dalla loro pubblicazione. Le Camere possono tuttavia regolare con legge i rapporti giuridici sorti sulla base dei decreti non convertiti” (Costituzione, art. 77).
| inviato da malvino il 24/5/2009 alle 11:30 | |
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