|
Diario
28 maggio 2009
Marc Fumaroli - Chateaubriand. Poesia e Terrore - Adelphi, 2009
Genio del cristianesimo uscì nel 1802 ed ebbe un enorme successo. Marc Fumaroli spiega benissimo il perché, con un affresco nitidissimo della società francese di quegli anni, entro il quale si rintracciano con facilità ragioni e umori, ma cerca disperatamente di eludere gli argomenti di quel libro che – si è soliti rammentare – Napoleone Bonaparte ordinò fosse recensito come capolavoro. L’operazione è interessante sul piano letterario, ma è oscena su quello della ricerca storica. D’altra parte, fin dalle premesse, questo Chateaubriand (Adelphi, 2009) vuol essere un “panorama dei sentimenti, dei pensieri, delle passioni di un grande essere”, né mera biografia di François-Réné de Chateaubriand, né saggio sulla sua filosofia politica, né storia della sua fortuna letteraria coeva e postuma. Si tratta di un libro assai disonesto ma, assai onestamente, la disonestà è dichiarata: Fumaroli vuole proporre al lettore “la prima mappa dei conflitti tra modernità e antimodernità, tra Lumi e Contro-Lumi, e riconoscervi l’incunabolo del mondo che si lacera e scompare oggi un po’ dovunque sotto i nostri piedi”, una mappa entro la quale ci possiamo muovere solo sulle gambe di un nobile al quale la Rivoluzione aveva tolto i privilegi e ucciso qualche parente. Fumaroli ci invita a dare un giudizio storico sul Terrore, dando per scontato che esso sia un effetto necessario dei Lumi, chiedendoci simpatia per una vittima del Terrore, che in esso riconobbe (o credette) un effetto necessario dei Lumi. Non basta: ci chiede simpatia per i Contro-Lumi, giacché il suo Chateabriand ne fu uno dei più autorevoli teorizzatori. Nemmeno è tutto, perché Fumaroli ci chiede una lettura simpatica e parallela al nostro presente – miseria dello storicismo! – chiedendoci quello che Joseph Ratzinger ci chiede da quarant’anni: condannare i Lumi e la modernità.
È un libro disonesto che sposa la tesi che certa odierna pubblicistica neoconservatrice e furiosamente revisionista piglia proprio da prototipi come Chateaubriand (o addirittura De Maistre): i Lumi hanno minato la modernità gettando discredito sul principio di autorità, storicamente e culturalmente cristiano, in favore del libero pensiero. Se la modernità fosse davvero ciò che Fumaroli insinua col suo insinuante Chateaubriand, avrebbe dei giacobini sotto casa ad attenderlo, per ghigliottinarlo.
| inviato da malvino il 28/5/2009 alle 0:51 | |
|