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Diario
16 giugno 2009
Gran bel caso
Fino a ieri mattina, attraverso uno dei suoi più autorevoli rappresentanti in seno al governo, la Lega esprimeva un netto rifiuto al “prendersi in carico i detenuti di Guantanamo” e sollecitava l’impegno dell’esecutivo affinché l’Europa adottasse un’analoga decisione in tal senso decisione: “Se anche l’Italia non li prende ma li prende la Francia, ad esempio, proprio perché siamo nell’area Schengen arrivano senza che possiamo far nulla per impedirlo” (Roberto Maroni, la Repubblica, 15.6.2009). Passavano poche ore e Silvio Berlusconi si impegnava con Barack Obama a prenderne in carico tre: si dovrà attendere il suo rientro in Italia per sapere quanto pesa un veto della Lega, ma a naso io direi quasi niente. Pdl e Lega sono amici veri, e tra amici un accordo si trova sempre.
In senso stretto, si tratta di tre “nemici combattenti” che gli Stati Uniti si trovano costretti a dichiarare “non liberabili e non processabili” [*], ma il fatto è che, come fu fatto notare alcuni mesi or sono, quando l’ipotesi venne ventilata per la prima volta, “per l’ordinamento italiano si può essere trattenuti in carcere solo per una pronuncia della magistratura italiana” (Gianfranco Fini, Adnkronos/Ign, 16.2.2009): in Italia, dunque, sarebbero non processabili e da liberare, eventualmente da proteggere. Insomma, si annuncia un altro bel caso, di quelli grossi, che poi chissà perché vengono detti casini.
Ma un amico è un vero amico se li condivide con l’amico vero, e Barack Obama e Silvio Berlusconi sono molto amici, il resto va da sé, stanti le virtù transitive dell’amicizia tra Pdl e Lega. Rimane il problema della magistratura, che potrebbe piantare grane – tanto per cambiare – di natura garantista. Gran bel caso.
[*] William Pfaff scriveva: “L’attacco di al Qaeda agli Usa ha prodotto anni di azioni deliranti e ai limiti della paranoia da parte del Governo americano” (Corriere della Sera, 17.10.2004). “Gli stessi Supremi Giudici statunitensi si [sono] dimostrati assai più sensibili allo Zeitgeist del momento che non ai principi costituzionali che pure avrebbero dovuto tutelare – aggiungeva Andrea De Petris – salvo correggersi una volta superata l’emergenza di turno, e non di rado battendosi solennemente il petto per gli errori commessi, […] [giungendo,] sia pure con tutti i limiti temporali che il ruolo impone [loro], a porre un freno allo stravolgimento di quei valori e principi che, nelle situazioni di emergenza, possono subire limitazioni temporanee, ma che non possono essere denegati in maniera permanente senza un mutamento sostanziale dell’ordinamento” (Guantanamo: un buco nero nella «terra della libertà» – Quaderni del Seminario sui Diritti Fondamentali in Europa, 2/2004). Sono giudizi che sembreranno troppo severi a chi ritiene che, nelle situazioni di emergenza, i diritti umani possano subire limitazioni, anche per anni. Tuttavia, se una sospensione delle garanzie trova legittimità nelle decisioni di chi ha avuto un mandato popolare, è chi lo espleta che con pari legittimità può rimuovere quella sospensione. Così è stato per i detenuti nella base militare di Guantanamo, nei confronti dei quali, tranne poche eccezioni, non è mai stato formulato neanche un capo d’accusa, che poi sarebbe il minimo di garanzia cui si dovrebbe essere tenuti nei confronti di chi viene privato della libertà, giusto per tenere distinto il potere dall’arbitrio. Oltre 200 detenuti sono stati privati della libertà personale, per anni, perché lo Zeitgeist così consigliava: alcuni sono stati torturati, come infine si è ammesso, ma senza riuscire a cavare significativi vantaggi da quanto hanno rivelato sotto tortura. Poi, nel gennaio di quest’anno, Barack Obama ha firmato l’ordine di chiusura del carcere, che dovrebbe essere smantellato entro l’anno, salvo complicazioni. Resta il problema dei detenuti, la gran parte dei quali sono attualmente considerati “nemici combattenti”, per quanto non abbiano mai goduto dei diritti contemplati dalla Convenzione di Ginevra, e ai quali non si può consentire il ritorno nei paesi dai quali sono stati prelevati. Non liberabili e non processabili: sembra un assurdo, ma che farne? Una detenzione a tempo indeterminato nelle carceri federali, senza aver mai subìto un processo? Sarebbe assai imbarazzante. Meglio dividere l’imbarazzo con gli alleati, quelli europei innanzitutto.
| inviato da malvino il 16/6/2009 alle 5:37 | |
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