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Diario
1 luglio 2009
Dangerous devotion to executive power
Due giorni fa, recensendo per il web magazine della Fondazione Farefuturo un libro di Gene Healy (The Cult of the Presidency: America’s Dangerous Devotion to Executive Power, Cato Institute 2009), Giampiero Ricci ha messo in imbarazzo Gianfranco Fini, che della Fondazione è presidente, perché la recensione è sembrata una critica al profilo della leadership di Silvio Berlusconi: due più due fa quattro, è sembrato un altro strappo. “Come noto – attaccava il Ricci – Caligola fece senatore un cavallo, Eliogabalo si mise contro il popolo e le famiglie dei patres inscenando un matrimonio con una vestale, Nerone si guadagnò il risentimento della corte costringendo gli ospiti ad ascoltare i suoi versi”. Malevole allusioni al modello di leadership che tanto piace al nostro premier, così s’è sentito strillare dalla corte che con lui divide interessi e follie, e probabilmente la dangerous devotion to executive power sta anche in questo. Consiglio di leggere il pezzo per intero perché è davvero ben scritto.
A me è piaciuto molto per il finale: “Nonostante la presa sull’immaginario collettivo del mito del presidente «salvatore», dell’unto dal Signore che risolverebbe i problemi mediante la sola imposizione delle mani, la storia insegna che i grandi cambiamenti sono sempre avvenuti grazie alla cooperazione volontaria degli individui”. Poi, certo, i cambiamenti hanno la loro tempistica. Agli strilli, infatti, è seguita tempestiva rassicurazione: si trattava solo di una recensione, solo opinioni personali del Ricci, e Fini sé affrettato a dichiarare che “una crisi di governo non è nella realtà”, che “Berlusconi non va odiato né amato ma giudicato per come governa”. È evidente che cortigiani, vestali e cavalli siano da considerare dettagli ornamentali: al momento, non sono ancora il simbolo di un culto personale. Ma questa è cronaca, passiamo alla politica e a questo libro che Ricci mi ha fatto venire una gran voglia di leggere.
Sembrerebbe che l’impostazione di Healy sia la stessa che allo stesso tema dà Arthur M. Schlesinger jr. dà ne The Imperial Presidency, che è del 1973 (in Italia: La Presidenza imperiale, Edizioni di Comunità 1980): “La Costituzione americana si fondò, nel bene o nel male, su un’idea che costituiva una novità nel mondo settecentesco e che è ancora insolita nel nostro secolo: l’idea della separazione dei poteri [esecutivo, legislativo e giudiziario]. Questa espressione altisonante costituiva un contributo esclusivamente americano all’arte del governo. Nel Medioevo tale dottrina non era mai stata formulata. E prima del Settecento davano tutti per scontato che per governare fosse indispensabile l’unificazione dell’autorità. Ma i Padri fondatori, che consideravano il conflitto garanzia di libertà, contestarono superbamente questo principio tradizionale” (pag. 19). La vera oscenità non sta nel dare un ministero a quella che ti sta carina o celebrare un finto matrimonio accanto a un vulcano finto, questo al massimo è trash di lusso. La vera oscenità sta nell’unificare esecutivo, legislativo e giudiziario sotto la stessa autorità, cosa che in Italia è già a buon punto.
| inviato da malvino il 1/7/2009 alle 15:18 | |
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