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Diario
11 ottobre 2009
Varie

1. Il video (radioradicale.it) che riprende l’inaugurazione della mostra su Il Potere e la Grazia – I Santi Patroni d’Europa (Palazzo Venezia – Roma, 8.10.2009-10.1.2010) è davvero delizioso. Momenti salienti: (a) Il cardinal Bertone che intasca il tratto di nastro tricolore tagliato all’ingresso (06:08-06:13). Un ricordino. Sensibilità adolescenziale. Che tenerezza. (b) L’espressione di Piero Marrazzo nel mentre Silvio Berlusconi accenna ai “laiconi della sinistra” (06:43-06:50) che “poco hanno a che fare con la religione” (07:20-07:26). Sta zitto. Non apre bocca. Probabilmente per qualcosa che i suoi pari definirebbero buona educazione. Un citrullo. (c) La tirata di Sua Eminenza contro i “congegni assordanti” che i giovani si ficcano nelle orecchie (11:15-11:24). La dottrina detta regole anche per il meato uditivo oltre che per vagina e retto.
2. Non è per dire, ma Barack Obama ha le mie stesse perplessità sul premio Nobel che gli hanno dato, anzi, al netto della falsa modestia, è addirittura più perplesso di me. Vorrei dire un’altra cosa (a quei due o tre che mi hanno rimproverato al riguardo): questo premio Nobel per la pace costituirà in futuro un grosso handicap per il presidente degli Stati Uniti nel caso fosse costretto a decidere un intervento che, a torto o a ragione, necessitasse l’uso della forza, fosse solo a scopo deterrente. (O vogliamo escludere in assoluto una ragione nell’uso della forza? Torto e ragione, peraltro, sono concetti relativi, in questo caso relativi agli interessi della nazione che egli rappresenta, prima ancora che del suo essere un democratico.) Insisto: il premio Nobel per la pace a Barack Obama, se giusto, è stato dato troppo presto. Ed è un troppo che potrebbe non nuocere solo a lui.
3. Nell’espressione “clima politico” c’è quanto basta a motivare una particolare forma di meteoropatia, generatrice d’ansia o depressione, com’è di regola per quella indotta da particolari condizioni atmosferiche in soggetti particolarmente sensibili ad esse. Ho detto “ansia o depressione”, ma in questo caso avrei fatto meglio a dire subito: “ansia e/o depressione”. Se, infatti, un cielo molto uggioso dà al meteoropatico “ansia o depressione”, un “clima politico” di merda può dare nello stesso soggetto un alternarsi di “ansia e depressione”, con una singolare peculiarità di effetto sull’omeostasi immunitaria e neuroendocrina per ciò che attiene alla somatizzazione: un “clima politico” di merda, infatti, può dare – per esempio – tachicardia ma anche bradicardia, eczema ma anche vitiligine, stipsi ma anche diarrea. Insomma, con una frase che quantunque un po’ grossolana riassume benissimo la questione: un “clima politico” di merda può far star male, con sintomi assai alterni. [Segue romanzo civile]
4. Mi fa molto piacere che cominci a circolare un po’ di buona informazione sul glutammato, ingiustamente criminalizzato. [Via Astime]
5. Doveva esserci “una moria di api con conseguente rarità del miele”, ma oggi se ne annuncia “una produzione record”, sicché “se ne dovrebbe dedurre che la nostra adorata scienza in fatto di previsioni non è infallibile o che non lo è la nostra informazione”. Giuliano Ferrara su Panorama? No, Giorgio Bocca su L’espresso. Anche qui, lo scetticismo sulle “previsioni” della scienza può poggiare solo sull’ignoranza di ciò che debba intendersi con “previsione” scientificamente intesa. Innanzitutto: il concetto riguarda una linea, non un punto. Di poi: nessuna linea è retta quando ci si sta sopra. Infine: l’effetto serra è un fenomeno, non uno stato.
6. Costringe il povero Ferruccio de’ Bortoli a inventarsi lione, ma dove siamo arrivati? Mi pare evidente che Silvio Berlusconi si stia facendo obbligo di tener fermo il punto: è fatto com’è fatto, perfetto e infallibile, perché dovrebbe darsi una calmata? Non solo. Gli inviti a darsi una calmata diventano sempre frequenti anche dai suoi: sempre più malcelato è l’imbarazzo dei servi, sempre più preoccupati sono i sodali. E questo lo costringe a insistere in pose e in comportamenti che possono arrivare a infastidire anche chi non li trovasse fastidiosi se però occasionali e spontanei, rari e involontari. Palesemente forzato e ormai costante, infatti, è il suo tentativo di normalizzare l’eccezione che incarna, attraverso un meccanismo di saturazione della reazione critica che possa eventualmente provocare. È un azzardo, perché i meccanismi che regolano la risposta dell’opinione pubblica a tale richiesta non sono tutti controllabili, anche ad avere il reale controllo della maggioranza dell’opinione pubblica. Il consenso all’eccezione – il concedere ragioni a un’eccezione – può venir meno quando l’eccezione pretenda uno statuto di normalizzazione. Silvio Berlusconi comincia a diventare pericoloso anche a se stesso.
| inviato da malvino il 11/10/2009 alle 3:4 | |
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