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Diario
28 novembre 2009
Fuitevenne / 3
In non più di cinque o sei occasioni, distribuite nel corso degli ultimi sette anni, ho scambiato due chiacchiere, ma mai più di due chiacchiere, con Mario Staderini. Ogni volta ne ho ricavato una piacevole impressione e, giacché mi conosco un poco, è probabile ch’io non gli abbia celato la mia simpatia. A far sgombro del fattore umano il campo della discussione cui mi accingo, insomma, posso dire che lo conosco solo superficialmente, ma mi è sempre sembrata una persona assai gradevole. Venendo a ciò che di lui penso come militante e dirigente, dico che il mio voto di iscritto a Radicali italiani sarebbe andato a lui, se non fosse che per principio non prendo mai parte alle votazioni congressuali, perché mi sono sempre sembrate una gran presa per il culo. È Pannella che decide chi debba essere il segretario di ciascuno dei soggetti della galassia radicale, e così è stato anche stavolta, anche se stavolta il grande vecchio s’è concesso lo sfizio – va’ a cercare di comprenderne il motivo, è impossibile – d’inscenare una pochade nella quale ha voluto indossare, e male, i panni dello sconfitto. Ciò detto, aggiungo che le prime uscite pubbliche del nuovo segretario di Radicali italiani mi sono parse assai buone per contenuto e forma, soprattutto se si tiene conto dei limiti di cui l’uno e l’altra soffrono da almeno un ventennio. D’altra parte, fatta qualche eccezione più unica che rara, i radicali sono pannelliani, e cioè senz’altra teoria e prassi che non siano quelle di Pannella.
“A volte – scrisse Adriano Sofri non più di tre anni fa – si ha l’impressione che il partito radicale di Pannella oscilli fra la vocazione alla minoranza di uno e la persuasione della maggioranza di tutti: che è una megalomania prossima al delirio”, dandole un connotato che definì “intensamente cristiano” (Il Foglio, 1.3.2007). In questo senso, l’“anticlericalismo viscerale” che qualche osservatore superficiale addebita a Pannella, e ora anche a Staderini, senza peraltro avere neanche la più pallida idea di cosa esattamente sia, e cioè senza avere neanche la più pallida idea di quanto quei “visceri” siano “intensamente cristiani”, è nell’uno e nell’altro caso – in Pannella e in Staderini – ugualmente cristiano. Ed è proprio il nuovo segretario di Radicali italiani a darne un saggio: “Io vengo da un’origine francescana… Ho fatto anche un’esperienza molto intensa all’interno delle parrocchie... Noi siamo anticlericali per religiosità… È evidente a tutti la differenza tra Chiesa cattolica e Vaticano, cioè uno Stato, con fini politici, di potere, con delle gerarchie che sono gerarchie di potere… La Chiesa cattolica come comunità di fedeli è qualcosa che nel mondo e nella storia ha portato anche libertà… Il cristianesimo è un simbolo di libertà… Usare il crocifisso come una clava è contrastante con l’idea di libertà che ha introdotto il cristianesimo… Se noi distinguiamo questi due piani, allora con la comunità cattolica si dialoga e si è uniti anche nelle differenze, mentre con il Vaticano è diverso... Faccio la mia professione di fede in altro che nel potere e nell’oro: questa è la religiosità che nella mia vita cerco di portare in ogni cosa… Se uno va a chiudersi in una confessione religiosa, si perde anche la ragione della fede…” (Finimondo – Red Tv, 26.11.2009).
Ripeto: se non fosse che per principio non prendo mai parte alle votazioni congressuali, perché mi sono sempre sembrate una gran presa per il culo, il mio voto di iscritto a Radicali italiani sarebbe andato a Mario Staderini, perché lo considero più attrezzato di Valeria Manieri sul piano della comunicazione. È brillante ed efficace, e in più ha il dono della sintesi incisiva, assai raro fra i radicali. Ha la postura giusta e il ritmo acconcio, e inoltre ha una virtù davvero preziosa: pur essendo romano, è sempre stato poco assorbito da quella – cito ancora Sofri – “coincidenza fra vita pubblica e affetti privati” che fa la comunione di vissuti in via di Torre Argentina. Ciò nonostante – mi è necessario dirlo, a futura memoria – si tratta di un “anticlericale per religiosità”, di un pannelliano che considera il cristianesimo “un simbolo di libertà”, la sua teoria e la sua prassi sono “intensamente cristiane”. Insomma, l’avrei votato perché mi è umanamente simpatico, perché lo ritengo politicamente preparato e perché tra i candidati in lizza non c’era uno migliore di lui. A dare un senso alla contraddizione di fondo che il mio lettore avrà certamente colto in quanto ho fin qui detto, devo aggiungere che considero la mia iscrizione a Radicali italiani poco più che una sottoscrizione: è che per principio sono contrario alle sottoscrizioni.
| inviato da malvino il 28/11/2009 alle 5:1 | |
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