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Diario
1 dicembre 2009
Sacconium
“Non è fortuna cui ragion non vinca” Cecco d’Ascoli
I.
“Ok, io vado. Arrivederci…”
“Come, «vado»? Come, «arrivederci»”?
“Vado, non potete trattenermi. Fatemi firmare e fatemi andar via, sennò vi denuncio per sequestro di persona…”
“Ma lei sapeva che, prendendo la Ru486, doveva restare qui tre giorni… E poi, visto che siamo in un centro dove si praticano interruzioni volontarie di gravidanza, non le pare per lo meno grottesco, quell’«arrivederci»? Ma che razza di donna è? Lei si è impegnata a rimanere qui tre giorni…”
“Ci ho ripensato…”
“Ma solo due secondi dopo aver assunto il farmaco…”
“Sono fatta così, non cerchi di redimermi. Mi faccia firmare il pezzo di carta che devo firmare e mi faccia andar via, ci vediamo al prossimo aborto…”
“Ma lei è … Guardi, davvero non ho parole…”
“«Scervellata», le suggerisco «scervellata»”
“Prego?”
“«Scervellata»: sono la «donna scervellata» di cui Isabella Bossi Fedrigotti scriveva sul Corriere della Sera, alcuni mesi fa, il 27 novembre…”
“Ma di che parla?”
“Dico che sono la «scervellata» che «affronta un aborto come fosse una appendicite», e «scambio la pillola [Ru486] come una purga», e «ricorrerò ancora all’aborto come tragicamente inappropriato mezzo anticoncezionale»: sono l’«incosciente» e la «scriteriata» di cui parlava la Bossi Fedrigotti. Donna assennata, lei, nonché contessa. Se l’aborto non è «scelta estrema e infelicissima» di suo, coll’indispensabile pathos, la contessa dice che è roba volgarissima, da troia persa. Però una contessa può scrivere «troia» su un giornale così perbene? M’ha dato della «scervellata», e me lo tengo. Faccia firmare alla «scervellata» quel cazzo di pezzo di carta che deve firmare, e lo faccia subito, sennò ai sensi dell’art. 605 c.p. …”
“Ma che accidenti dice?”
“Dottore, sono una «scervellata» che gode di consulenza legale. Gratis, per giunta. Cioè, la do al mio collegio di difesa: cinque, tutti molto bravi, in tutti i sensi…”
“Senta, io faccio il ginecologo da anni e anni, ma questa è la prima volta che mi capita davanti un mostro come lei…”
“Vacci piano, Ciccio, sennò mi fai passare al tu. Non vorrai mica contraddire la lettura che Roberto Volpi fa dei dati statistici…?”
“I «dati statistici»? Calma, calma, calma, non ci capisco più un cazzo… La Bossi Fedrigotti, adesso questo Volpi… Chi è questo Volpi, adesso?”
“In realtà, non si è capito bene. Si dice esperto in scienze statistiche applicate alla clinica, ma a cercare in giro la bibliografia, zeru tituli. Boh, chissà, sarà roba fina, solo in cartaceo, a tiratura limitata… Rispetto alla nobildonna del Corriere della Sera, poi, neanche ha una palla (inteso in senso araldico). Però, con logica stringente, su Il Foglio di qualche giorno dopo, scriveva che, in Italia, il 27% delle donne che decidono di abortire lo hanno già fatto una o più volte. «Plotoni di scervellate», concludeva. E tu, Ciccio, vuoi dirmi che non te n’è mai capitata una?”
“Un momento, torno subito…”
II.
“Che devo fare?”
“Be’, non possiamo trattenerla…”
“Sì, ma così violiamo il protocollo dell’Ivg con la Ru486… Ti leggo il Sacconium: «La Ru486 potrà essere usata ma solo se l’intera procedura abortiva, e fino all’accertamento dell’avvenuta espulsione dell’embrione, sia effettuata in regime di ricovero ordinario, come raccomandato dall’Aifa»…”
“Aspetta, ma cosa raccomandava, l’Aifa? Ce l’hai una copia della delibera?”
“Eccola… Aspetta un attimo… Ecco: «… deve essere garantito il ricovero…»”
“«Garantito», a chi?”
“Non lo dice…”
“Bene, allora può leggersi che alla «scervellata» il ricovero deve essere «garantito», mica imposto… Lasciala andar via. Se scoppia un casino, ci appiglieremo a questo”
III.
“E allora, Ciccio?”
“Ecco, firmi qui. Può andare, se vuole. Però ho il dovere di avvisarla che, andando via, lei corre i rischi che…”
“Ciccio, quante donne sono morte di Ru486 in vent’anni?”
“Quasi venti”
“E quante donne sono morte di parto nello stesso arco di tempo?”
“…”
“Ecco, Ciccio… Alla prossima”
| inviato da malvino il 1/12/2009 alle 3:7 | |
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