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Diario
9 gennaio 2010
Peccato
“Un blog non è un lavoro – scrive Galatea – e non è nemmeno una gavetta: è un passatempo, forse una perdita di tempo”. Poi le viene voglia di rovinar tutto e aggiunge: “Comunque niente di davvero serio”. Sola, davanti alla porta, col portiere seduto a terra, la palla ferma in aria all’altezza della fronte, Galatea manda sulla traversa. Capita pure ai campioni, per carità, però sono le volte in cui è sacrosanto mandare a fare in culo anche un campione.
L’azione aveva avuto un buon avvio: “In quell’angolino oscuro dell’anima in cui si infrattano le cose che non ti vuoi confessare, un po’ ci speravamo tutti [che] un giorno, complice un post, per grazia di un twit azzeccato, si accorgesse di noi il mondo che conta […] e da lì via, rubriche sulla carta stampata, girandole di comparsate tv...”; e il lancio al centro era stato perfetto: “Invece un cazzo. […] Nel web sei qualcuno […] ma il resto del mondo […] non si accorge di te”. Le bastava un colpetto, anche solo il flettere del capo su un lato quando si fa spallucce, e la palla era dentro. Troppo facile, e si decide per una rovesciata a mezz’aria, con sforbiciata, e mettendoci molto effetto: “Di tanto in tanto, fra i blogger, c’è quello che fa il salto e arriva alla carta stampata, al romanzo, al quotidiano, alla tv; ma quando ci arriva, tutti ne parlano come di uno che è diventato qualcuno nel momento in cui ha cominciato a scrivere sulla carta stampata, a pubblicare libri, ad apparire in tv. Prima, che faceva prima? […] Se pubblichi due righe su un quotidiano organo di un ignoto movimento che è letto da dieci persone a stento, sei però una firma; se stai da anni sul web con il tuo sito, i tuoi pensieri, le tue parole, non sei nulla, se non una manciata di pixel, forse”. E dunque cos’è un blog? “Niente di davvero serio”.
Avete colto alla moviola l’istante in cui sul volto del campione s’è rappresentata la malaugurata idea della sforbiciata in rovescio? È in quel “diventare qualcuno”, come se non bastasse che “nel web sei qualcuno”, non bastasse tutto quel “linkarti, tumblerarti, condividerti, chiederti amicizie ed affiliazioni”, quel “dilag[are] su ogni piattaforma”, quel “contatore [che] scricchiola per il peso dei contatti giornalieri”, quelle “classifiche [che] ti proclamano letto, straletto, lettissimo”: il problema non è “diventare qualcuno”, dunque, ma “scrivere sulla carta stampata, pubblicare libri, apparire in tv”. Davanti a quella frustrazione a mezz’aria bastava far spallucce, e sarebbe stato goal. Peccato.
“Non bisogna essere né acchiappamosche né carta moschicida. L’uomo che si dice arrivato è una carta così ricoperta di mosche che non si vede più. Bisogna essere uno schiacciamosche”
Jean Cocteau
| inviato da malvino il 9/1/2010 alle 15:47 | |
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