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Diario
27 gennaio 2010
Consigli alla gioventù
“Io voto i radicali proprio perché considero il Partito radicale il partito più cristiano al momento presente in Italia. Infatti è quello che dà più attenzione a drogati, prostitute, carcerati, minoranze etniche, portatori di handicap, malati, ecc. Inoltre è un partito che assegna ai valori etici un posto fondamentale e non ha paura di farlo. Ed infine è un partito che mette sempre al centro la persona. Siccome io ritengo che i punti fondamentali del messaggio cristiano siano: l’attenzione ai più deboli, ai peccatori, ai reietti, ai poveri; l’affermazione di una dimensione etica e spirituale irrinunciabile; la centralità della persona, con la sua coscienza, la sua fede e il suo libero arbitrio, come vede mi ritrovo a votare radicali. Non saranno perfettamente cristiani, ma lo sono più degli altri e lo sono nei fatti di ogni giorno. Di modo che il mio strano caso di coscienza è tale per cui senza i radicali come cristiano avrei problemi a votare Pd: un partito che non vedo fare battaglie per i più deboli e che vorrebbe evitare i temi etici considerandoli patate bollenti...”.
Pietro Agriesti, e-mail a Europa, 26.1.2010
[Google mi certifica che Pietro Agriesti esiste davvero e che davvero è un giovane simpatizzante radicale. Non riesco a trovare in giro il suo indirizzo di posta elettronica e gli mando da qui questo messaggio, sperando che in qualche modo gli arrivi.]
Giovinotto, mi stia a sentire bene, perché parlo del suo avvenire: non la sto prendendo per il culo, lo giuro, mi ascolti attentamente. La sua lettera a Europa rivela una coincidenza davvero impressionante con quello che Marco Pannella manda a dire ai cattolici italiani da cinquant’anni e più, ma lei lo dice assai meglio. Lei vale – lo dico col cuore in mano – cento volte la foto dell’udienza che Giovanni Paolo II concesse a Pannella e a Bonino. Lei si trova ad essere – sua sponte, senza sforzo ideologico, con bella prova d’indole e ragione – il prototipo di un radicale nuovo e, insieme, di un radicale com’era fin dall’inizio: cristiano del modernismo e del personalismo, in qualche modo socialista, in qualche modo missionario di un’etica, anzi, come scrive lei, di “valori etici”, che sono prefigurati nella struttura stessa della politica radicale… Bene, vengo al dunque. Vada in via di Torre Argentina, ci rimanga il necessario per farsi notare e intanto sviluppi il nucleo di argomentazioni che sono in embrione nella sua strepitosa lettera (si procuri gli scritti di Romolo Murri, le saranno di grande aiuto). Lei – mi creda – può diventare in pochi anni un importante interprete della politica radicale. Se la Bonino vince nel Lazio, Vendola vince in Puglia, il Pd ne trae la dovuta lezione e Berlusconi muore, il manifesto in nuce alla sua lettera farebbe di lei un dirigente radicale di primo piano, un importante interlocutore della Cei post-ruiniana. Si fidi: col concorso di eventi tutt’altro che impossibili, l’attende un roseo avvenire.
| inviato da malvino il 27/1/2010 alle 5:21 | |
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