Blog: http://malvino.ilcannocchiale.it

Merce avariata

[Volevo recensire l’ultimo album di Franco Battiato. Al terzo ascolto, mi sono accorto che non avrei potuto scrivere niente di più di quanto già scritto per recensire il suo album precedente: Battiato si ripete, da tempo, sempre più automaticamente. Sicché mi son detto che postare merce avariata – la mia vecchia recensione di Dieci stratagemmi (fu pubblicata su L’Indipendente di Giordano Bruno Guerri) – non sarebbe stato troppo disonesto. Battiato si ripete? E allora mi ripeto anch’io.]

“Che ne sanno le aringhe nubili / dei riti dei merluzzi baltici / all’ombra del terzo millennio”
.
No, non sono versi tratti dall’ultimo cd di Franco Battiato. Ma potrebbero. Li scrisse Rosario Fiorello più di vent’anni fa, ai tempi di Radio Deejay. Ci mise una strofa in latino in coda e sezioni d’archi sopra: un falso così ben riuscito da ingannare, entusiasmandoli, i fan del già d’allora mitico suo conterraneo.
Già d’allora imitabilissimo, il Battiato, sicché più di vent’anni dopo, oggi, pare che ci provi gusto egli stesso. E questo suo ultimo lavoro (Dieci stratagemmi, Ed. L’Ottava srl, distr. Columbia Sony Music, 2004, 19 euro) è ottimamente riuscito, in questo senso.

Un titolo che evoca, come quasi sempre è stato, quello di un testo classico,
stavolta il confuciano 36 stratagemmi, testo di strategia militare. A quali si sarà ispirato? Certamente al VII: “Creare qualcosa dal nulla”. E poi, certamente, al VI: “Clamore a Oriente, attacco a Occidente”. Tenuto conto del risultato artistico complessivo, certissimamente al XVII: “Lanciare un mattone per ottenere una giada”.
Come quasi sempre è stato, abbondano citazioni e citazioni: curiose, dispettose, astrusette, birichine, vattelapesca, incisi in lingue classiche e moderne, arazzi raffiguranti battaglie, colonne doriche, Tamerlano, Alessandria d’Egitto e un immancabile spruzzetto di sperma - quello, al fan, piace.

Insomma, il solito gran bel figurone, come da stratagemma XX: “Intorbidire l’acqua per catturare i pesci”. E i pesci abboccheranno anche stavolta, c’è da
giurarci, con gran tripudio ittita e proustiano. Che c’entrano gli ittiti e Proust? C’entrano, c’entrano, spingendo nella strofa, c’entrano. E, se non c’entrano, si lima in giapponese, si smussa in tedesco - e c’entrano. Ma andiamo oltre, è una recensione, questa - mica una biografia d’artista.

Come quasi sempre è stato, Battiato segue alla lettera lo stratagemma XXIII: “Allearsi ai lontani per attaccare i vicini”. Così, "gli stati servi si inchinano a quella scimmia di presidente”. Che presidente? Ma via, siete dei tontoloni? Porgete orecchio, “s’invade, si abbatte, si insegue, si ammazza il cattivo, si inventano democrazie”: è il metodo di Umberto Eco, dare l’impressione al lettore che lui è intelligentissimo, e che ci arriva.
Il rozzo che non apprezza Battiato dirà: la solita cagata arabian-style che Benigni parodiò in quello sfortunato film di Arbore? Rozzo, ecco cosa sei, sei rozzo! Battiato non è mica un beduino: è sufi, induista, cristiano, taoista, una botta a Gurdjieff e una a
Guenon, “Allah Akbar” e Messa Arcaica, Gilgamesh e Cuccurucucù, Corano e Lao-Tsu, con guarnizioni di Sgalambro da Lentini.

Sentilo - sì, gli arrangiamenti sono sempre gli stessi, e pure il ritmo, le melodie fanno eco a quelle già fortunate, giri di accordi da mantra-pop - sentilo - permetti a quest’umile recensore di fartene il potpourri: “… è l’eterna lotta tra sesso e castità... lussuria che tenta i papaveri con turbinii e voglie... non farti soffocare dai maligni... in silenzio soffro i danni del tempo... nel nostro seme si nascondono si riproducono germi di desideri infetti... deus est filius dei... kokoronomammani konokanashimiwo norikoete... what is cosmos?... non sono per il martello né per la falce né tanto meno per la fiamma tricolore perché sono un musicista...”. Grande, grande Franco Battiato!
Se anche a noi è permessa una citazione, diremmo che con questo album entra dritto filato in quella schiera di saggi, di cui troverete traccia solo in qualche testo molto raro, dei cosiddetti oi parakouloi.
Di tutti i saggi, li mejo.

Pubblicato il 11/2/2007 alle 22.12 nella rubrica Merce avariata.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web