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Storie perse

Avevano tutti i nervi a fior di pelle, a Hollywood, nell’estate del 1957. Già da un annetto, forse due, un gossip magazine – il Confidential – aveva cominciato a calcare davvero troppo la mano nel divulgare i vizi privati delle più amate star americane, ed erano vizi da far rizzare i capelli ai bempensanti, e divulgati senza alcun genere di delicatezza. Hollywood ne usciva come un troiaio, una fottuta bolgia di alcolizzati e ninfomani, di drogati e mandrilli, di pederasti e lesbiche (e fu quello che fotté di più la bolgia), roba da incenerire in un sol colpo gli edificanti personaggi interpretati sul grande schermo e le struggenti frasi romantiche cinguettate al microfono.
Le star più sputtanate dal Confidential si chiusero in una paranoica solitudine, perché parve subito chiaro che la spia dovesse essere interna, e che fosse necessario innanzitutto esaurirla come fonte. Altre star, invece, optarono per la denuncia di diffamazione, ma ben presto se ne pentirono: fin dalle prime udienze in tribunale, si accorsero che il processo diventava il megafono di ciò che avrebbero inteso silenziare. Cercarono di ritirare la denuncia, ma il giudice Herbert V. Walzer disse loro: “Voi avete acceso il fuoco; ora, spetta a me spegnerlo. Vediamo quanti se ne bruceranno le mani”.
Se le bruciarono in molti, fino a quando la fonte si esaurì nel venire allo scoperto, per un banale inceppamento del suo meccanismo fin lì perfetto: la presa in diretta – con un microregistratore celato nel suo orologio da polso – del materiale col quale i redattori del Confidential avrebbero confezionato lo scoop.
Si trattava di Francesca De Scaffa, un’attrice di secondo piano. Nata in Venezuela, da padre italiano e madre egiziana, era arrivata a Holliwood nel 1950; dopo il matrimonio con Bruce Cabot ed il successivo divorzio, s’era trovata con un figlio e senza un dollaro; è impossibile dire se tradì per bisogno o per vendicarsi del mondo che giudicava responsabile del suo fallimento personale e professionale. Fece in tempo a scappare da quella che – chissà se a ragione – presentì come un’immancabile ritorsione delle sue vittime: alla vigilia della rivelazione pubblica che la indicava come la talpa del Confidential, fuggì in Messico.
Qualcuno andò fin laggiù per intervistarla, e allora disse: “Difendermi? Non ci penso neppure. È troppo faticoso”. Però fece capire che era stata tutta colpa della “jella”: “Lo Scià era innamorato pazzo di me, avrei potuto sposare lui. Ma poi il matrimonio andò all’aria, perché scoprì che ero cattolica…”.

Pubblicato il 24/9/2007 alle 2.14 nella rubrica Storie perse.

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