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L'anima prigioniera

Solo la moratoria sull’aborto ha mostrato ai miei amici radicali la vera faccia di Giuliano Ferrara. Anche dopo la mutazione clericofascista che era conclamata fin dalla fine del 2003, continuava a raccogliere una qualche residuale forma di rispetto, davvero strabiliantemente, dopo aver da tempo perso stima e simpatia, per esempio tra gli habitués del forum di Radicali.it. Non raccoglie manco più rispetto, ora, come solitamente accade prima o poi a chi non lo merita.
Forum eccezionale, quello di Radicali.it, almeno un tempo – ricordo certi magici interventi di Piero Welby, buonanima… È proprio vero: sono sempre i migliori ad andarsene dai forum.
Ultimamente
, devo dire, lo frequento poco ma oggi ci sono tornato, dimostrando a me stesso che non migliorerò mai. Ci mancavo da quando Angiolo Bandinelli aveva pubblicamente augurato buona fortuna alla meritoria moratoria del signor direttore con apposito umidore, e ci ritorno oggi che Silvio Viale lo sbertuccia per il suo goffo smarcarsi dai sempre più deliranti avvitamenti del teocon de noantri, con un cazzuto editoriale su Notizie Radicali, tipicamente bandinelliano.

È qui che mi dà molto da pensare un commento lasciato da Mauro Suttora, scrittore e giornalista, collaboratore del giornale diretto da Giuliano Ferrara. In mezzo ad alcune deliziose esecrazioni di ciò che Il Foglio è diventato negli ultimi anni (Antonio Grippo, Diego Sabatinelli, Antonio Marzano, ecc.), Mauro Suttora scrive:
«Chissà se almeno ha aumentato le vendite, con questo “pretume” (definizione privatissima proprio di un giornalista del Foglio)».
Un giornalista definisce “pretume” landazzo del giornale sul quale scrive, quello diretto da Giuliano Ferrara. Ovviamente lo fa in privato, sennò il signor direttore lo sgozza, e per fortuna Mauro Suttora lo protegge con l’anonimato.
Sì, vabbe’, cazzi loro, ma è legittima la curiosità: ci venisse l’uzzolo di girare su Lungotevere Raffaello Sanzio un remake di Salvate il soldato Ryan (Steven Spielberg, 1998), vorremmo sapere chi andare a salvare, per non salvarne uno sbagliato al posto dell’eroe. Chi è?

Mauro Suttora scrive un giornalista del Foglio”, quindi il campo è ristretto alla redazione, dalla quale bisogna escludere le signore (Annalena Benini, Paola Peduzzi, Marianna Rizzini, Nicoletta Tiliacos). Escluderei anche Ubaldo Casotto e Maurizio Crippa, ciellini che mai userebbero un tal spregiativo; escluderei anche Vincino e Andrea Marcenaro perché la “definizione” non sarebbe mai rimasta “privatissima”, l’avremmo letta in qualche vignetta o in qualche corsivo dei loro,  neutralizzata dall’ironia di quanto doffensivo indubitabilmente consta; ed escluderei anche Giulio Meotti, che mai avrebbe potuto dirlo, manco a sua madre, perché sa cosa sia necessario pensare e cosa no.
Stefano Di Michele? Troppo colto per usare un termine così volgare. Marco Ferrante? Non ce lo vedo. Francesco Cundari? Un galantuomo. Restano Alessandro Giuli, Christian Rocca e Daniele Bellasio, e qui le possibilità sono pari.

Il primo è un intellettuale di quella destra che non ha mai disdegnato qualche polemica anticlericale. Christian Rocca è stato inviato negli Usa per Il Foglio nello stesso periodo in cui Mauro Suttora lo è stato per Oggi: non dovrebbero essere mancate le occasioni per qualche privatissima confidenza, si sa come sono fragili gli italiani all’estero. La possibilità che sia stato Daniele Bellasio non ha minor chance: quando vicedirigi una schifezza, ci tieni a smarcarti, almeno cogli intimi, per racimolare due etti di futura memoria. È la dimostrazione che hai un’anima, anche se prigioniera.

Pubblicato il 1/2/2008 alle 4.27 nella rubrica Diario.

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