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Scrivi, Malvino ti risponde

malvino, sono costretta a riprendere un argomento su cui già ti scrissi perché ho domande che premono. leggendo il blog di adinolfi (mario, va da sé) ho notato questo: l'assenza del pensiero. forse perché è assente l'unico che pensa: tu. una serie di masturbazioni nessuna delle quali vale il costo di una venuta, ma non parlo nemmeno di quello che scrive lui, poveretto, piuttosto i giovani narcisi che intorno gli ruotano, gli impotenti del neurone, i facitori di prostaglandine, i fuggitivi del senso critico e del legame da piccioni giunti al borderlif(n)e. l'orgia del luogo comune. non dico che siano meglio altri blog di propaganda a se stessi ma almeno non ti dànno ragione, se sbagliano sei autorizzato a prenderli a calci in culo, tu capisci la differenza, vero? sapientia deriva da assaporare, serve altro commento che non sia mettere in moto il pensiero, il ragionamento critico come sapore delle cose? i beati ignoranti che popolano il suo blog, e certi forum, e le instant chat o i twitter ancora peggio, addentano al massimo una minestrina di dado, contenti della loro continenza persa nelle ragioni segrete del sadomasochismo. quello che più salta agli occhi è appunto questo: il non-pensiero che pensa se stesso come sufficiente a decifrare quel che sta intorno e a decidere che quel che conta è l'opinione di sé, oltre sé, per sé, in una foga centripeta che annovera fra i facitori gentaglia come quella che si trova in rete e di cui non serve fare il nome. sbaglia chi ritiene che sia solo una simulazione virtuale, qui è presente in modo straordinario la nullificatio vitae, il senso della paranoia ultima. questa gente prodiga di commenti che annuisce lobotomizzata non ha coscienza di sé sufficiente al balbettìo del pensiero, che pure andrebbe organizzato, sperimentato, affinato. non vi si legge neppure la voglia di farlo, né la lettura bollettaria del limite. è agghiacciante, ma allo stesso tempo, gratificante: we happy few... la fortuna degli imbecilli è che non lo sanno, e a volte, la scontiamo noi la loro stoltezza. ma ne vale la pena, almeno credo.

adlimina


Se posso permettermi, gentile Adlimina, lei dedica troppa attenzione al contorno. Nel caso di specie qui preso in considerazione si concentri sul perfetto nulla che c’è in mezzo a tutto quell’affollamento: ci mette due minuti, risolve la questione e poi può dedicarsi ad altro – son sicuro non le mancherà – con maggior soddisfazione. Certi fenomeni – ma sarebbe più corretto dire: certi epifenomeni – vanno considerati a partire dalla causa, penso, enucleandoli dagli effetti che producono, quali che siano, per quanto non è che ne producano mai di formidabili. In questo caso, poi, gli effetti sono esilaranti, e – qui devo farle una critica – il nostro eroe è spassoso: quindi può limitarsi a divertirsene, ma senza troppo affanno.
Sempre strepitanti, mai strepitosi, sono nati con l’acciacco psichico di sentirsi principini senza regno, sicché sentono l’urgenza della corte in esilio, e difficilmente ottengono altro che un cortile. Spacconi, ma solo se hanno modo di ricaricarsi in un inconcludente attivismo. Parlo dei blogger che soffrono la solitudine, almeno fino al punto da doversi scervellare in estenuanti occasioni di cogente aggregazione: imprenditori della chiacchiera, atleti della stretta di mano, barzellettieri da corridoio, e poi eterni candidati a tutto, direttori in nuce, maneggioni, sempre sorridenti, spiritosoni instancabili, ma sempre un po’ troppo apprensivi, sicché stanno sempre a controllare poco sotto l’ombelico quanto è lunga la rubrica, la lista dei sodali, il numero dei sottoscrittori. È la gara a chi ce l’ha più lungo e grosso.
Se lo faccia dire da chi ne ha visto da vicino due o tre, inorridendo subito e svicolando: non sono cattivi, sono noiosi e in fondo cretini. Hanno sempre una lieve asimmetria del volto, come uno spasmo ironico di fissità preoccupante, e infatti sono maschere.

Pubblicato il 15/2/2008 alle 14.36 nella rubrica Diario.

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