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Lettere non spedite

Caro G., sono andato a ripescare quella bella e-mail che mi mandasti al ritorno da quella breve vacanza a Londra che era il regalo di laurea dei tuoi genitori. Londra ti aveva stregato, te ne dicevi innamorato, e che aggettivi, che avverbi. Cosa ti era piaciuto di più? Quello straordinario minestrone di culture, di lingue e di razze, quella che ti sembrava la perfetta realizzazione di una società liberale. Ricordo che lessi quella e-mail in un sorriso, pensando: “Quant’è bella giovinezza…”.
Ho sorriso anche oggi, leggendoti, ma era un sorriso di tutt’altro genere. Scrivevi che Londra è un cesso, più o meno: “L’islamismo più violento domina nelle strade” [*], eccetera. Dev’essere cambiata Londra, devono esserle bastate meno di cinque anni: da cuccagna del multiculturalismo, a ventre molle dell’imbelle occidente. Possono bastare meno cinque anni per cambiare tanto una città? In così poco tempo, io penso, fa prima a cambiare un uomo.





[*] G. M., Goodbye Churchill (Il Foglio, 6.3.2009)

Pubblicato il 6/3/2009 alle 21.52 nella rubrica Lettere non spedite.

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