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"Donarsi"


È boom di emodonazioni da parte degli immigrati in Italia, “un fenomeno che dimostra integrazione” secondo Avvenire. Ho molte perplessità al riguardo, a cominciare dall’uso del termine “boom”: fra gli immigrati (circa 4.279.000, secondo il rilevamento dell’Istat al 1° gennaio 2010) i donatori sono intorno ai 40.ooo (meno dell’1%), mentre fra gli autoctoni la percentuale è intorno al 3% (nel resto d’Europa è al 5%). Ma la perplessità maggiore riguarda il significato che il giornale dei vescovi dà al fenomeno: la voglia di “donarsi”.
Ritengo che si sottovaluti il significato simbolico che il sangue ha come elemento identitario: donare il proprio sangue a un individuo etnicamente distante accorcia la distanza tra le due etnie, perché l’una si contamina dell’altra, in un immaginario che è comune all’inconscio collettivo di ogni cultura (un boom di emodonazioni da parte degli immigrati turchi si ebbe in Germania negli anni ’70, provocando reazioni isteriche dei gruppuscoli neonazisti).
Il boom di emodonazioni non dimostra una già piena integrazione (almeno di chi doni il sangue), ma al contrario un forte desiderio di integrazione (sociale, culturale, politica, ecc.) che con la diluizione di due diversi sangui è almeno simbolicamente raggiunta.

Pubblicato il 23/2/2010 alle 18.3 nella rubrica Diario.

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