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La cozza

Roman Jakobson ci ha insegnato che gli elementi da considerare nel linguaggio – in ogni linguaggio – sono l’emittente, il ricevente, il messaggio, il referente, il codice, il canale e il contesto. Quando ci sono chiari i caratteri di questi elementi, nessun tipo di linguaggio ci può ingannare, consentendoci così di riconoscerne le sue funzioni – quella referenziale, quella emotiva, quella conativa, quella fàtica, quella metalinguistica e quella poetica – e la reale natura del messaggio.
Vale anche per le conversazioni telefoniche? Anche per quelle.

Questo in estrema sintesi è lo schema sul quale Jakobson sviluppa i suoi Saggi di linguistica generale (Feltrinelli, 1966), un libro che Giuliano Ferrara ha letto a cazzo di cane. Infatti, nel tentativo di banalizzare il marcio che trabocca dalle trascrizioni delle conversazioni telefoniche che da qualche tempo riempiono le pagine dei quotidiani nazionali, afferma: “Il grande Roman Jakobson parlava delle conversazioni telefoniche come «metalinguaggio»” (Il Foglio, 13.2.2010). Immensa cazzata.

A differenza del “«linguaggio-oggetto», che parla degli oggetti”, il “«metalinguaggio» parla del linguaggio stesso” (un esempio di metalinguaggio è quello usato nei libri di grammatica), mentre la funzione che può essere considerata propria delle conversazioni telefoniche è quella fàtica, che mira a “stabilire, prolungare o interrompere la comunicazione, a verificare se il canale funziona […], ad attirare l’attenzione dell’interlocutore o ad assicurarsi della sua continuità […], [per ottenere una] accentuazione del contatto [con] uno scambio sovrabbondante di formule stereotipate, a interi dialoghi il cui unico scopo è [quello] di prolungare la conversazione”.

Il marcio che trabocca dalle trascrizioni delle conversazioni telefoniche che da qualche tempo riempiono le pagine dei quotidiani nazionali, dunque, non c’entra una beneamata mazza col metalinguaggio, e quanto cè di fàtico sta solo di contorno al marcio.
E allora perché citare Jakobson, per giunta a sproposito? Mi pare non ci siano dubbi: il molto approssimativo approccio alla linguistica serve a manipolare la natura del messaggio, neutralizzandone i contenuti. È il trucco del cucinare il pesce andato a male insieme a una cozza: il cattivo odore scompare.

Pubblicato il 24/2/2010 alle 23.26 nella rubrica Diario.

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