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Bluff sporco

“Il nostro dicastero – annuncia monsignor Gianfranco Ra­vasi, presidente del Pontificio Consiglio per la Culturasta organizzando una fondazione intitolata «Il cortile dei gentili» che si i­spira al discorso del Papa alla Curia a dicembre” (Avvenire, 25.2.2010).
“Anche le persone che si ritengono agnostiche o atee –aveva detto Benedetto XVI in quella occasione – devono stare a cuore a noi come credenti”, e già questo puzzava. Infatti commentavo: “Come sarebbe a dire «che si ritengono»? Sono persone agnostiche o atee, e si dichiarano agnostiche o atee, perché averle a cuore «come credenti»? […] A chi ha fede non risulterebbe offensiva da parte di un ateo o di un agnostico la definizione di «credente» come «uno che ritiene di credere»?”.
Pregiudizialmente sospettoso? A leggere che genere di fondazione ha in mente monsignor Ravasi, non mi pare: “il dialogo [che Benedetto XVI auspicava] con coloro per i quali la religione è una cosa estranea [e che] non vogliono vedere se stesse come oggetto di missione, né rinunciare alla loro libertà di pensiero e di volontà” si rivela un bluff (pure abbastanza sporco, direi). Infatti, Sua Eccellenza dice: “Vo­gliamo avviare contatti con or­ganizzazioni a­tee per avviare un confronto, dal quale comincia subito ad escludere gli atei che non gli vanno a genio: “Non certo con l’Uaar italiana, che è folcloristi­ca, né con quanti sposano l’atei­smo ironi­co-sarcastico di Onfray, Dawkins e Hit­chens, tanto meno con quegli atei che verso Dio nutrono quella in­differenza assoluta [che è] figlia della secolarizzazione.
Di grazia, allora, con quali atei si ritiene possibile il confronto? Presto detto: con quelli che si trovano “i
n alcuni ambienti [dove] atei­smo e fede [già] si incrociano. Gli «atei devoti», presumibilmente. Ma c’è bisogno di un confronto con costoro? Già leccano il culo al Papa con fervore, che altro ci si può aspettare da essi, se non la conversione?

Pubblicato il 25/2/2010 alle 19.33 nella rubrica Diario.

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