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Mi sta da paradigma

Il disagio che la modernità dà all’uomo non viene dalle troppe responsabilità che s’è preso, per le troppe libertà che s’è concesso, ma dai potenti colpi di coda delle antiche schiavitù che sequestravano le sue libertà e relative responsabilità, in cambio di malcerte protezioni terrene e sudate speranze ultraterrene. Se così per l’idea di Dio, non da meno per l’idea di Stato e, prim’ancora, per l’idea di norma di convivenza, che fra i suoi momenti ha il mercato.

In ciò che Antonio Martino dice riguardo al mercato, nel corso del convegno «Placata la bufera, torniamo al libero mercato» (Milano, 27.2.2010), io vedo l’impossibilità di essere liberali senza essere liberisti: uno Stato che sequestri all’uomo la libertà economica, e la relativa responsabilità, non può essere suo nemico più del Dio che gli neghi il diritto di autodeterminazione su procreazione, vita e morte. E allora non capisco che ci sta a fare, Antonio Martino, in un centrodestra sempre più statalista e sempre meno mercatista, sempre meno liberale (se mai lo fu davvero) e sempre più clericofascista (salvo discussione sulla scelta del termine).
Non fa fatica a riconoscere che le idee con le quali Forza Italia scese in campo nel 1994 sono sempre rimaste sulla carta del programma. E non dovrebbe faticare troppo a comprendere che l’individuo non è solo persona economica. Sicché dovrebbe essergli chiaro che sta in un centrodestra coerentemente poco liberista perché poco liberale. E aggiungo: scapparne via.

E però non so essere severo, perché voglio bene ad Antonio Martino. Odora di pulito, di onesto, di intellettualmente retto. E mi pare persona bella, schietta, amabile. Di quelle che, quando parlano, ti piglia voglia di sbobinarli, deliziandoti:
“Non è vero ciò che ci è stato detto, e cioè che questa crisi è stata dovuta al fallimento del mercato, che siano stati l’avidità e l’egoismo degli operatori economici a dar vita a questo disastro… Si è trattato di un fallimento della politica: la politica ha impedito ai mercati di funzionare, determinando la crisi…”.
Mi sta da paradigma: il disagio che la modernità dà all’uomo non è la punizione per il suo poco timor di Dio, ma il senso di colpa per il troppo che ne resta.

Pubblicato il 28/2/2010 alle 12.10 nella rubrica Diario.

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