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Chi non salta impuro è

“Unico «romano de Roma» che oggi figura nel collegio cardinalizio, novantaquattro anni da compiere il prossimo mese di agosto”, il cardinale Fiorenzo Angelini si racconta in una lunga intervista, che chiude con una palpitante professione di fede (giallorossa) e un dolente cruccio sul degrado che travaglia il mondo (del calcio): “Quando lei pensa che in una squadra – non voglio fare nomi per non suscitare polemiche – giocano solo giocatori di altre nazionalità e anche gli allenatori, quando non gli stessi proprietari e presidenti, sono stranieri, allora lei capisce bene che per quanti hanno vissuto la purezza di questo sport non può essere la stessa cosa” (L’Osservatore Romano, 27.2.2010).
Qui si rende conto che può essere frainteso: “Le assicuro che qui non c’entra nulla il razzismo né la xenofobia”, e però non spiega quale tipo “purezza” possa essere andata persa da quando scendono in campo calciatori e allenatori stranieri [*]. “Se scrive queste cose – aggiunge – diranno che sono un vecchio arroccato su posizioni passate e sepolte, che sono fuori del tempo”. Non è così, parrebbe, è solo che “non rinnego – afferma – i valori per i quali ho vissuto una vita intera”. E quali sarebbero questi valori che allegano purezza a nazionalità? Non lo dice. Temo non possa.





[*] Di fatto, per depurare la squadra per la quale Sua Eminenza pare vada matto, dovrebbero essere ceduti: Bogdan Lobont, Artur Guilherme Gusmao Moraes, Julio Sergio Bertagnoli, Donieber Alexander Marangon, Mirko Vucinic, Julio Cesar Baptista, Jeremy Menez, David Marcelo Cortes Pizarro, Ricardo Faty, Juan Silveira Dos Santos, Philippe Mexes, John Arne Riise.

Pubblicato il 28/2/2010 alle 20.57 nella rubrica Diario.

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