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Domani è un altro giorno, si vedrà

 

Vedrete che riusciranno ad abborracciare qualcosa, è gente abituata a comprare sentenze. Semmai pure il centrosinistra darà una mano, per fair play, lo stesso che non gli ha mai consentito di fare una legge sul conflitto d’interessi.
Vedrete che riusciranno a presentare le loro liste, a Roma e a Milano, potete giurarci. Quando non possono truccare il mazzo di carte, non si gioca. È gente capace di salire in piedi sul tavolo, vedrete che si giocherà comunque. Anche se non avevano la coppia per poter aprire, si finirà per chiudere un occhio, e punteranno, rilanceranno, vinceranno. Se non vincono, non esistono.
E tuttavia, fosse solo per stasera, godiamo.
Spassiamocela di brutto a vedere come schiumano bile e bestemmie, lamenti vittimistici e sbocchi gradassi, rinfacciandosi a vicenda – servo con servo, gregario con gregario, caporale con caporale – la stronzissima e fatale manchevolezza burocratica.
Sì, quando una legge dà fastidio, è burocrazia. La legge è uguale per tutti? Fino a quando non si cambia una legge, la si rispetta? Rigido formalismo che ingessa le dinamiche sociali.
Se bisogna raccogliere delle firme, si pretende che siano anche autentiche? E perché pretendere che si debba depositarle entro tale data, entro tale ora? Cosa sono questi assurdi lacci e lacciuoli?
Questo è un paese che ragiona come loro, perciò sono maggioranza: vedrete, riusciranno a presentare le liste. E però godiamo. Almeno fino a domani, godiamo.
Ciascuno pigli il servo, il gregario o il caporale che gli sta più sul cazzo, sgomento o ossesso, furente o mogio, e se lo rimiri, se lo goda. Domani è un altro giorno, si vedrà.




Io, per me, ho scelto Berlicche: almeno fino a domani, leggerò e rileggerò il suo post. (Avevo intenzione di pigliare Jimmomo, ma m’è sembrato d’un finto calmo che m’ha stretto il cuore.)
Berlicche l’ha presa male, ma di brutto. A Formigoni non hanno voluto riconoscere come autentiche delle firme false, la Polverini pensava che potesse depositarle quando voleva: Berlicche concede si è trattata di “esclusione per irregolarità formali”, sì, e concede che la legge è legge, ma da un mazzo truccato usato già mille volte tira fuori la carta di “un dio crudele e vendicativo”.
Sì, sì, avete letto bene, è “un dio crudele e vendicativo”, per Berlicche, quello che ha scagliato contro di due candidati del Pdl quelle parole morte, troppo pesanti perché un uomo le possa sopportare”, le parole di una legge umana che non ha nulla a che vedere con la Legge (che infatti non per niente ha la maiuscola), “la Sua Legge” (e ci siamo capiti), presumibilmente un milleproroghe che spetta di diritto a chi lecca il culo al Papa.
Qui già potrei godere come un porco, ma mi freno, indugio… Poi, però, leggo: “Se la Legge bastasse, potesse bastare, allora Dio avrebbe potuto starsene nel suo Cielo. Gli sarebbe bastato scrivere la Sua Legge nella pietra. Invece è venuto. Perché la Legge non basta. Non è venuto per cancellarla, ma per renderla vera, per renderla umana”. Dal piagnucolio alla minaccia: fate il vostro dovere, giudici delle corti d’appello, sennò Cristo scende dalla croce e vi fa cagare addosso. E qui non riesco a trattenermi – al diavolo, è proprio il caso di dire – godo.

Pubblicato il 1/3/2010 alle 22.7 nella rubrica Diario.

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