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La ricetta di Esprit

L’eresia non mira allo scisma, ma a diventare nuova ortodossia, per riformare la vecchia. L’eresia dà corpo ad uno scisma quando non è abbastanza forte per riuscirci, ma non così debole da essere spazzata via. Evento terribile, lo scisma, sicché “scisma sommerso” è una specie di ossimoro.
L’espressione ha un padre, il filosofo cattolico Pietro Prini, e sta a titolo di un suo libro, del 1998, più citato che letto. Qui l’ossimoro sta a indicare lo stato di cose in cui versa la Chiesa a causa dell’eresia modernista, mai spazzata via – da cent’anni e più che fu condannata – ma nemmeno causa di alcunché di terribile, e però capace di bacare l’ortodossia tridentina dal di dentro con la sua declinazione personalistica, che è eretica per eccellenza, perché “eresia” viene da airesis, cioè (libera) scelta, e “il personalismo non è un sistema – come diceva Emmanuel Mounier – ma è una filosofia” (filosofia e teologia vanno d’accordo solo fino a quando la scelta non è troppo libera, e la persona tende sempre a prendersi troppe libertà: non quante se ne prende l’individuo, ma certamente più di quante se ne prenda la creatura).
Il cattolicesimo è bacato da uno “scisma sommerso” perché il personalismo incrina, anche quando non spacca e separa, perché s’insinua ma non lacera, e arriva fin dentro il corpo vivo di un concilio ecumenico, fin dentro la dottrina sociale della Chiesa, facendosi riforma dell’ortodossia, lenta ma inesorabile. Da Mounier a Maritain, ma pure a Guardini e al Persona e atto di Wojtyla, e perfino all’Introduzione al Cristianesimo di Ratzinger (per quanto vi giunga stravolto), il personalismo penetra, perché non ha i punti deboli di ogni sistema, e una qual certa sua ambiguità lo rende pleomorfo e insinuante: possiamo dire che la creatura è già abbondantemente riformata in persona, anche nei settori più tradizionalisti.
Il personalismo s’insinua ma non lacera ed è tanto più forte quanto più trova la carie molle di quel “declino del cattolicesimo” (Esprit, 2/2010) che lamenta e denuncia, di fatto riproponendo il solito rimedio dei Loisy e dei Buonaiuti, tutt’al più riproponendolo come “post-modernismo” (Dossetti).
Ogni tanto, però, si esagera. Il rimedio al “declino” – la proposta di riforma – finisce per diventare più insopportabile del “declino” stesso, come è in ciò che Stefano Ceccanti (Europa, 2.3.2010) riassume della proposta culturale e politica in questo ultimo numero di Esprit: “«Ciò che conta alla fine è la capacità di ricostruire un’opposizione a vocazione maggioritaria... attrice innovativa di una democrazia dell’alternanza». Si tratta di mettere insieme l’intervento pubblico per l’uguaglianza, caro alla tradizione della «socialdemocrazia» depurato però dallo statalismo, grazie a culture liberali e cristiane più «vicine» agli insegnamenti del «1989». E infine di mescolarsi con le componenti libertarie più vicine alle innovazioni culturali positive del ’68. […] L’ha detto […] il sociologo francese Viard su Esprit di febbraio, la prestigiosa rivista di Emmanuel Mounier”.
Un gran bel minestrone di cose assai diverse. Per ciò che potrebbe essere in Italia, l’ho definito “formidabile Qualcosone”, e come possibile catalizzatore ho visto la vittoria di Emma Bonino, naturale anello di congiunzione tra l’eresia cristiana di Marco Pannella (modernismo del Buonaiuti e personalismo del Mounier) e quel pentolone socialdemocratico e cristianosociale che è il Pd.
Tornando a ciò che Ceccanti ha trovato nell’ultimo numero di Esprit, accanto a questa proposta culturale e politica, quasi a motivarla, le cifre impressionanti sul “declino” (almeno per ciò attiene al cattolicesimo in Francia): “Jean-Louis Schlegel parte dalla Francia dove la pratica religiosa regolare è sotto il 5 per cento e dove la caduta verticale del numero di sacerdoti pone problemi serissimi, anche perché l’assenza di mediatori quotidiani di un’istituzione sempre più centralizzata mediaticamente con Giovanni Paolo II, distorce i messaggi, li trasforma una somma di «proibizioni», eliminando le sfumature. La debolezza è legata più che ad alcuni contenuti a «un modo – segreto – di elaborazione dei grandi testi, alla loro universalità astratta, lontana da ogni vita quotidiana così come l’arroganza che a volte li accompagna » stimolando per reazione «la violenza dei media»”.
Il nervo scoperto toccato da Esprit è quello delle «proibizioni» che preserverebbero i valori «non negoziabili»: “Cathérine Gremion fa […] vedere come sia rispetto all’Humanae Vitae sia al documento Donum Vitae del 1987 sulla procreazione assistita le chiusure finali siano apparse in repentina e immotivata contraddizione non solo con attese dotate di forti motivazioni bibliche e teologiche, ma soprattutto per la smentita di posizioni ufficiose o addirittura ufficiali di poco precedenti. […] Un seguito di docce fredde che arrivano fino alle note posizioni del vescovo di Recife a proposito di un aborto di una minorenne violentata, dove la madre e i medici sono accusati di essere peggiori del violentatore, parlando di scomunica mentre essa veniva tolta al negazionista Williamson”.
Come non riconoscervi gli argomenti di chi ritiene che il cattolicesimo possa misurarsi con la modernità senza protestantizzarsi?

Pubblicato il 2/3/2010 alle 21.22 nella rubrica Diario.

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