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Pure Mario Adinolfi ha qualche speranza

Quante cazzate scrive, Mario Adinolfi. Su Europa, ieri: “Sono convinto che escludere il Pdl dalle elezioni regionali a Roma sia un errore politico colossale per il Partito democratico e per il centrosinistra, l’ennesimo di questa campagna elettorale tutta sbagliata nel Lazio”. Ma “escludere il Pdl dalle elezioni” non è nelle possibilità del Pd e del centrosinistra, perché è cosa che spetta alla magistratura, nel caso lo ritenga giusto. “Un errore politico colossale” potrebbe essere il chiederlo, ma nessuno lo sta facendo: si chiede, invece, che la legge venga rispettata, e che il Pdl paghi le conseguenze del non averla rispettata, se così la magistratura dovesse arrivare ad accertare.
Sicché non sta né in cielo né in terra scrivere: “Prima della burocrazia viene la democrazia e se la raccolta firme e tutto ciò che ne consegue in termini di norme serve a dimostrare la reale soglia di minima consistenza di un raggruppamento politico, questa soglia di minima consistenza il primo partito di Roma la supera ampiamente”. Se è nel rispetto di quelle norme che deve essere dimostrata la “soglia di minima consistenza”, come peraltro si è disposti a concedere in premessa, il mancato rispetto evidentemente non lo dimostra, almeno sul piano formale. D’altro canto, una norma senza forma è possibile?
Del tutto sgangherato, dunque, porre la questione nei seguenti termini: “Mi meraviglio di Emma Bonino […] Ma come, ti batti (giustamente) per il tuo diritto a presentare la tua lista e poi fai di tutto per impedire la presentazione di liste altrui, ampiamente legittimate dal punto di vista democratico?”. Perché Emma Bonino non sta cercando di impedirlo, ma solo di dimostrare che una norma deve porre doveri uguali per tutti, e che essi stanno nel rispetto della lettera: dura lex sed lex, per tutti, così chiamati a cambiarla, non a violarla. I radicali hanno mille altri difetti – se Mario Adinolfi volesse spettegolare su quelli personali mi telefonasse, passeremo ore e ore, senza mai annoiarci – ma non quello di “battersi solo (e rumorosamente) per i propri interessi”: gli interessi per i quali essi si battono sono sempre generali, ciò che fa “rumore” nelle loro battaglie è appunto questo porli nel diritto, e chiedono che sia la legge a tutelare l’interesse che, se non è di tutti e di ciascuno, non può essere di alcuno.

Per infelice conseguenza, dunque, è del tutto errato ciò che scrive oggi sul suo blog: “Mi pare sempre più strano che Emma Bonino, quella che usava la pompa della bicicletta per far abortire le donne quando l’aborto era illegale, sostenendo che la legge non era adeguata alla realtà, ora sia diventata una che invoca la supremazia della legge sulla realtà, con tutti i radicali, quelli che vogliono l’eutanasia perché intanto si pratica silenziosamente negli ospedali, la droga libera perché tanto tutti si drogano e via andare”. Emma Bonino e i radicali si sono sempre autodenunciati, su aborto, su droga, ecc. Hanno attirato su se stessi le sanzioni poste dalla legge per testimoniare la sua ingiustizia e porre la questione del cambiarla. Non hanno mai chiesto che l’aborto restasse illegale e che si chiudesse un occhio su chi abortisse.
Meno male, però, che Mario Adinolfi intuisce qualcosa e chiude così: “Comunque, sbaglierò io”. Senza dubbio, ed è bello che almeno se ne abbia intuizione. Non resta che applicarsi nella cultura del diritto, uscendo da quella del “si può fare, basta non dirlo” – e pure Mario Adinolfi ha qualche speranza. Però bisogna impegnarsi, invece che sprecare tempo col poker e le corse dei cani.

Pubblicato il 3/3/2010 alle 6.14 nella rubrica Diario.

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