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“Non sono a conoscenza di alcun caso di abusi sessuali”, dice


Georg Ratzinger è palesemente omertoso sugli abusi sessuali che due religiosi hanno consumato ai danni di alcuni componenti del coro di voci bianche da lui diretto a Ratisbona dal 1964 al 1993, e tuttavia può darsi che non sia complice, anzi, personalmente penso non lo sia.
Certo, omertà e complicità sfumano l’una nell’altra sul piano morale, ma qui sono in questione i crimini commessi da due preti tra il 1958 e il 1973. Uno fu subito rimosso, prima che Georg Ratzinger prendesse la direzione del coro, e dunque una sua corresponsabilità non è materialmente possibile in questo caso, ma tuttavia è credibile che in 30 anni di direzione del coro non gli siano mai arrivate voci all’orecchio sui fatti?
Non sono a conoscenza di alcun caso di abusi sessuali”, dice. Se in questo primo caso la cosa è virtualmente possibile (ammettendo in premessa l’inverosimile), nel secondo caso l’affermazione del fratello di Sua Santità è davvero incredibile (assolutamente priva di credibilità), perché il prete pedofilo, qui, era il direttore del collegio annesso al ginnasio del coro, condannato nel 1971, quando Georg Ratzinger dirigeva quel coro da ben 7 anni.
Avrebbe potuto dire: “Fu una condanna ingiusta, era innocente, non c’era stato alcun abuso”. Oppure: “Quando mio fratello ha lamentato: «Quanta sporcizia nella Chiesa!» si riferiva pure a roba come quella, ma sia chiaro: io non sapevo cosa mi accadesse sotto gli occhi”. Ma
non sono a conoscenza di alcun caso di abusi sessuali” è affermazione sfacciatamente omertosa: come a negare i fatti, tirandosene fuori perfino da osservatore, presumibilmente privilegiato (due volte dentro i fatti, perché insegnante dei bambini abusati e confratello dei pedofili).

Detesti la sfacciataggine di chi mente sapendo che la sua è menzogna palese a tutti, fottendosene? Be’, non puoi farci nulla: al fratello del Papa è consentita la sfacciataggine, e dargli del pezzo di merda configurerebbe gli estremi di “odio anticristiano”, desisti. E perché il tuo sdegno non stia troppo fuori proporzione, inserisci i fatti nel contesto, e pensa ai coristi castrati del Seicento e del Settecento: cinque o sei culetti rotti a Ratisbona ti sembreranno inezia.
Per sbollire la tua ira su quello che lì può essere accaduto tra coro e collegio, e tra collegio e coro, pensa al girone infernale fatto di fame nera, di figli portati a castrare pur di poter dar loro pane e una qualche speranza di futuro a libro paga del cardinale amante delle celestiali voci tanto simili a quelle dei suoi angeli in sogno. Pensa a ciò che subiva, allora, un bambino, sempre per dare godimento a un prete. Contestualizza, fai le dovute proporzioni, pensa al castrato che inoltrò a
Innocenzo XI la supplica per ottenere il permesso di sposarsi (ai castrati non era permesso), adducendo a ragione il fatto che la castrazione era stata incompleta, e pensa a Innocenzo XI che gli respinse la supplica annotandovi: “Che si castri meglio”. Pensa a questo, e chiediti: sì, vabbe’, ma poi a Ratisbona che sarà mai successo? Quasi nulla, praticamente nulla.
E infatti Georg Ratzinger che ha detto?

Pubblicato il 6/3/2010 alle 0.1 nella rubrica Diario.

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