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Sostanzialismo bipartisan. Segni particolari: buonsenso e ritorno d'utile.

“La sinistra poteva incassare, cuocere a fuoco lento l’avversario in disperata condizione di bisogno, e al momento giusto ripescarlo indebolito al punto giusto e salvarlo con un gesto di magnanimità repubblicana e di responsabile omaggio allo spirito pubblico, in perfetta intesa con il presidente della Repubblica, nel nome del buonsenso” (Il Foglio, 8.3.2010).
Questo è quanto sarebbe tornato in favore del Pd, secondo Giuliano Ferrara, in piena sintonia con Mario Adinolfi, che così consigliava alcuni giorni prima:
“Non sarebbe molto più utile politicamente sottolineare l’evanescenza, la sciatteria, l’incapacità della classe dirigente del centrodestra, che non riesce neanche a presentare correttamente le liste, dicendoci però disponibili a trovare una soluzione politica per il rispetto che dobbiamo ai cittadini di centrodestra che debbono essere liberamente essere messi in condizione di votare partiti e candidati di centrodestra?” (Europa, 6.3.2010).
È evidente che siamo di fronte ad una comune accezione di “buonsenso” che riesce a trovare il proprio “utile” (in questo caso, del Pd) omaggiando lo “spirito pubblico”, che sarebbe innatamente sostanzialista in quanto al rispetto delle regole. È una filosofia politica trasversale agli schieramenti, preponderante là, ma anche qua d’un qualche peso: è la tesi bipartisan dell’aggiustamento con lo strappo alla regola, la deroga per forza maggiore, il magnanimo riconoscere al tuo avversario che anche a te la lettera della legge provoca insofferenza.

Siamo fatti della stessa sostanza e perciò sappiamo cosa vuol dire sostanzialismo: ti vengo incontro perché ti capisco, e in più ci faccio pure bella figura. A proposito, a che ora se magna?

Pubblicato il 8/3/2010 alle 9.21 nella rubrica Diario.

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