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Come di padre in figlio


I casi di pedofilia acclarata tra i sacerdoti sfiora mediamente il 5 per cento, scrive Filippo Facci [1], citando fonte degna di fede: il cardinal Hummes, prefetto della Congregazione per il Clero (con successiva conferma di monsignor Tomasi, arcivescovo osservatore della Santa Sede all’Onu). E però – scrive – “le accuse di pedofilia normalmente riguardano una persona su duemila”, Ebbene, le accuse di pedofilia normalmente riguardano una persona su duemila, cioè lo 0,5 per mille [2], sicché no, “la pedofilia non è solo nella Chiesa – deduce – ma lo è soprattutto” [3]. Deduzione inoppugnabile, ma per mancanza di spazio Filippo Facci non si spinge oltre.

C’è un motivo se il pedofilo è più spesso prete che altro, e sta nell’allettante pacchetto di occasioni e coperture che la Chiesa ha offerto al pedofilo disposto a farsi prete, promettendogli vita assai più facile e sicura che da pedofilo laico. Poi c’è da considerare che chi commette abusi sessuali su minori spesso ne ha a sua volta subiti da minore e – abbiamo visto – più spesso da un prete che da altri. Se da bambino è stato oggetto di abusi sessuali da parte di un prete, l’avrà visto agire con grande libertà d’azione e soprattutto farla franca grazie alla protezione offertagli dalla Chiesa: l’abuso gli sarà stato come legittimato – nel bambino abusato la violenza si autocertifica come diritto – e in lui, come di padre in figlio, pulsione pedofila e vocazione al sacerdozio saranno cresciute inestricabili fin dall’inizio.
Dovremmo sapere di più sull’infanzia dei preti che hanno commesso abusi su minori, dovremmo verificare in quanti casi essi ne abbiano subito di simili quando erano minori da parte dei preti che hanno frequentato, probabilmente penetreremmo nel pieno di quella vena carsica che solo ora affiora in tutta (?) la sua portata, ma che ha percorso la storia di tutto il cattolicesimo, certo con dimensioni assai più imponenti di oggi, di sicuro sempre ben nascosta, inestricabile dall’anima stessa della Chiesa.
“La pedofilia non è solo nella Chiesa, ma lo è soprattutto”, e Filippo Facci non ha modo di chiedersi il perché. Ne avesse, temo che andrebbe subito fuori traccia, perché il suo articolo chiude così: “ll non voler ammettere la verità sta portando la Chiesa a una crisi d’immagine spaventosa”.

Come ho cercato di spiegare, ammettere la verità porterebbe la Chiesa a una crisi d’immagine assai più spaventosa, perché la verità è che 5 preti pedofili su 100 sono solo il dato a valle di una tradizione che ha certificato la violenza sul minore come diritto, a cominciare dall’imposizione del battesimo al neonato incosciente e irresponsabile, al catechismo di fatto obbligatorio per secoli, per arrivare alla facile esazione (sempre meno facile, oggi) di leve sempre nuove da avviare al sacerdozio.
Voglio fare un’affermazione forte: insieme alle altre forme di circonvenzione di incapace (diretta e indiretta), la pedofilia fu uno di questi strumenti. Lo scappellotto al piccolo corista che stecca, le bacchettate sulle nocche o sulle natiche nude all’alunno svogliato o ribelle, le altre umiliazioni fino al vero e proprio stupro, per lo più a danni dei più deboli tra gli indifesi, sono stati solo gradi diversi di un unico e solo tipo di violenza, dove pedagogia cattolica e pedofilia dei preti, rigore didattico e sadismo scolastico, paternalismo e repressione, consiglio e minaccia, carezza e schiaffo, benedizione e maledizione, sono sempre stati valori diversi sullo stesso gradiente. Io sono il pastore, tu sei la pecora, so quel che faccio, fammelo fare, ne ho il dirittto, superfluo dirti chi me labbia dato, stai zitto...




[1]
Libero, 10.3.2010

[2]
«0,5 per mille», non «5 per mille» (versione precedente a questa correzione: ringrazio chi mi ha fatto notare l'errore).
[3] Ad analoga deduzione, con qualche ora di anticipo, era giunto pure Alessandro Capriccioli (
Metilparaben, 9.3.2010), con cifre leggermente diverse (altra fonte ma non meno attendibile: padre Lombardi, portavoce della Santa Sede).

Pubblicato il 10/3/2010 alle 4.21 nella rubrica Diario.

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