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La trasparenza


La Santa Sede diffonde una nota ufficiale sulla “gravissima questione degli abusi sessuali su minori in istituzioni gestite da enti ecclesiastici e da parte di persone con responsabilità nella Chiesa, in particolare sacerdoti” (L’Osservatore Romano, 10.3.2010): un capolavoro di ipocrisia e di cinismo.
“Le principali istituzioni ecclesiastiche coinvolte – si legge – hanno dato prova di volontà di trasparenza [e] in un certo senso hanno accelerato il manifestarsi del problema invitando le vittime a parlare”. Certo, ma mai prima che il problema fosse già nelle mani della magistratura, mai. Anzi, potremmo dire che la scelta della trasparenza arriva quando è inutile: il problema è già evidente di suo, e mostra dimensioni enormi, col costante rilievo di responsabilità mai limitate al singolo prete pedofilo.

Sia detto tenendo a freno lo sdegno: invitare le vittime a parlare – dopo aver per decenni imposto loro il vincolo della segretezza sugli abusi subiti (pena la scomunica) – è da veri stronzi. Non potendo più nascondere gli abusi, alla Santa Sede non resta che tentare di nascondere le proprie responsabilità, diluendo nel totale l’impressionante numero di abusi sessuali compiuti da preti: “I dati recentemente forniti dalle autorità competenti in Austria dicono che in uno stesso periodo di tempo i casi accertati in istituzioni riconducibili alla Chiesa sono stati 17, mentre ve ne sono stati altri 510 in altri ambienti”; per poi chiamarsi addirittura in causa, da problema a soluzione: “È bene preoccuparsi anche di questi [e] la Chiesa è naturalmente pronta a partecipare e impegnarsi”.

Da complice a parte civile, anzi, di più, a soggetto ufficialmente riconosciuto come attore privilegiato della prevenzione. E senza neanche un grammo di pudore nel citare il De delictis gravioribus (firmato Joseph Ratzinger, 18.5.2001), definendolo per giunta “un segnale determinante per richiamare l’episcopato sulla gravità del problema e un impulso concreto per l’elaborazione di direttive operative per affrontarlo. Stiamo parlando nel documento nel quale si legge dell’“istruzione Crimen sollicitationis finora in vigore”, cioè fino al 2001, col ribadire che “le cause di questo genere sono soggette al segreto pontificio”, dal 2001 in poi.

Pubblicato il 11/3/2010 alle 5.54 nella rubrica Diario.

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