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Il sogno di tornare ancora ad «univertere» il sapere

Dandosi il nome di «università», l’istituzione si dichiarava «universo» del sapere. La cosa avveniva in tempi in cui per «universo» si intendeva qualcosa di assai diverso dall’«universo» che l’astrofisica ci avrebbe successivamente mostrato fino a rendere credibile addirittura l’ipotesi di un «multiverso».
Dall’idea di un «universo» con la Terra al centro, oggi bandita in ogni facoltà universitaria, siamo arrivati ad un’idea di «universo» nel quale il concetto stesso di centro pare non aver più senso, con ciò che ne consegue per l’ordine concentrico e gerarchico che quel sapere e quell’«universo» avevano, appellandosi alla possibilità – anzi, alla necessità di vertere in uno il tutto.
Piaccia o non piaccia, non si può più. Impossibile come il tornare a far coincidere la Chiesa con la società, impossibile come ridare ai chierici il monopolio del sapere, e alle istituzioni ecclesiastiche quello dell’istruzione. 

E tuttavia, giacché non si sente a suo agio “in un mondo che fa del relativismo e della frammentazione delle conoscenze il suo metodo programmatico”, il cardinale Zenon Grocholewski, prefetto della Congregazione per l’Educazione Cattolica, sogna un’università in cui si torni ad un unico sapere – concentrico e gerarchico come l’ordine di cui dovrebbe essere cifra – perché “se non si chiama «multiversità» ma università è per un motivo preciso” (L’Osservatore Romano, 12.3.2010).
Lo dice nell’introduzione a un volume che racconta la storia della Fiuc (Foederatio internationalis universitatum catholicarum), istituzione che ha per motto «sciat ut serviat» (superflui i due complementi oggetti).

Pubblicato il 12/3/2010 alle 5.56 nella rubrica Diario.

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