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O complice omertoso o vescovo da quattro soldi

Un prete che aveva commesso abusi sessuali ai danni di minori nella diocesi di Essen fu trasferito nella diocesi di Monaco e Freising, ai tempi di cui ne era responsabile l’allora monsignor Joseph Ratzinger: lo rivela il Sueddeutsche Zeitung e lo confermano Bernhard Kellner, portavoce della diocesi, e Gerhard Gruber, ex vicario generale.
Era il 1980, vigevano le regole dettate dalla Crimen sollicitationis (1962): a un prete pedofilo non toccava altro che un’ammonizione e un trasferimento (art. 4), mentre sulle sue malefatte si stendeva l’omertosa copertura di un “silenzio perpetuo”, pena la scomunica (art. 11), cui erano tenuti tutti, anche gli accusatori, i testimoni e le vittime, se fosse stata avviata una causa presso il tribunale ecclesiastico (art. 13). La giustizia civile non lo sfiorava, la Chiesa custodiva nel silenzio i suoi reati, nessuna misura valida era adottata per impedirgli di commetterne ancora. Sarà stato anche per questo che quel prete commise altri abusi sessuali ai danni di minori nella nuova sede? Chissà, resta il fatto che a Monaco la copertura assicuratagli dalla Crimen sollicitationis saltò, e la giustizia civile lo condannò.

È fin troppo ovvio che le rivelazioni del Sueddeutsche Zeitung muovano la diocesi di Monaco e Freising in difesa dell’allora monsignor Ratzinger, oggi papa, e infatti così accade col fermo diniego che il vescovo diocesano di allora fosse a conoscenza dei fatti.
Ma quand’anche possa ritenersi credibile che l’arrivo di un prete da un’altra diocesi non sia preceduto o seguito da una nota informativa al responsabile della diocesi cui viene destinato – se non è assurdo, è grave – c’è da dire che per un vescovo diocesano non può valere il “non sapevo” col quale potrebbe farsi scudo il responsabile di un’istituzione laica:
il Can. 391 del Codice di Diritto Canonico gli affida la piena potestà legislativa, esecutiva e giudiziaria, che lo rende pienamente responsabile del governo della Chiesa particolare di cui è il titolare, salvo grave negligenza o palese inadeguatezza all’incarico. Può non essere in grado di evitare un abuso, ma è tenuto a saperlo.
O complice omertoso o vescovo da quattro soldi: cosa è meno peggio per chi ora è papa?

Pubblicato il 12/3/2010 alle 23.47 nella rubrica Diario.

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