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Manda due dei suoi a dire...


Mostrano un evidente affanno nella scelta di verbi, avverbi e aggettivi. È che, abituati a stare nei panni dell’inquisitore, stanno maledettamente stretti in quelli dell’inquisito. È che sono poco abituati a render conto. Più pena che indignazione, quindi, e qui potrei anche chiudere.
Se non fosse che stavolta – stavolta come mai prima – la loro faccia tosta lascia assai poco alla pena: Benedetto XVI manda due dei suoi a rivendicare “il merito di una battaglia aperta e decisa ai delitti commessi da suoi preti” (monsignor Giuseppe Versaldi –
L’Osservatore Romano, 14.3.2010), come se non fosse quello che negli Usa ha scansato in extremis – grazie all’elezione a pontefice e alla immunità dovuta a capo di stato estero – un’incriminazione per correità negli abusi sessuali commessi da decine e decine di preti; e a vantare “un’intensa attività per affrontare, giudicare e punire adeguatamente questi delitti nel quadro dell’ordinamento ecclesiastico” (padre Federico Lombardi – Radio Vaticana, 13.3.2010), come se l’ordinamento ecclesiastico non prevedesse di fatto il consentire al prete pedofilo di continuare ad abusare di minori, e di minori affidati alle sue cure in quanto prete.
Fanno fremere i polsi e prudere le mani, questi due.

“Qualche precisazione è opportunascrive il primo – a proposito degli abusi sessuali sui minori che in passato sono stati compiuti da appartenenti al clero cattolico e che ora, specialmente in alcuni Paesi, stanno venendo alla luce con grande evidenza su molti media. Innanzitutto, va ribadita la condanna senza riserve di questi gravissimi delitti che ripugnano alla coscienza di chiunque. Se poi questi crimini vengono compiuti da persone che rivestono un ruolo nella Chiesa - persone nelle quali viene riposta una speciale fiducia da parte dei fedeli e particolarmente dei bambini - allora lo scandalo diventa ancora più grave ed esecrabile. Giustamente la Chiesa non intende tollerare alcuna incertezza circa la condanna del delitto e l’allontanamento dal ministero di chi risulta essersi macchiato di tanta infamia, insieme alla giusta riparazione verso le vittime”.
Bene, molto bene, verrebbe da dire: cenere in testa e mano alla tasca, poi riprenderemo a polemizzare sul sesso degli angeli e sull’animazione nello zigote. Ma subito: “Ribadita questa posizione, va però sottolineato un accanimento nei confronti della Chiesa cattolica, quasi fosse l’istituzione dove con più frequenza si compiono tali abusi”. “Quasi fosse”, un cazzo.
La percentuale di pedofili nel clero cattolico è dalle 10 alle 15 volte superiore alla percentuale di pedofili sulla restante popolazione, e questo in base a dati non smentiti – anzi, confermati proprio di recente – dalla Santa Sede.
Per amore della verità bisogna dire che il numero dei preti colpevoli di questi abusi è in America del nord, dove si è registrato il maggior numero di casi, molto ridotto ed è ancora minore in Europa. In assoluto, forse. Ma qui si discute della relazione tra un certo tipo di crimine e un certo tipo di criminale, con significativi valori di incidenza.
“Se questo ridimensiona quantitativamente il fenomeno [ma solo surrettiziamente e strumentalmente], non attenua in alcun modo la sua condanna né la lotta per estirparlo, in quanto il sacerdozio esige che vi accedano soltanto persone umanamente e spiritualmente mature. Anche un solo caso di abuso da parte di un prete sarebbe inaccettabile”.
Bene, molto bene, verrebbe da ridire, ma subito: “Tuttavia, non si può non rilevare che l’immagine negativa attribuita alla Chiesa cattolica a causa di questi delitti appare esagerata”. “Esagerata”? Avete ammesso che si tratta di cosa tanto più “grave ed esecrabile” perché è in questione un crimine commesso da “persone nelle quali viene riposta una speciale fiducia da parte dei fedeli e particolarmente dei bambini”, avete ammesso – anche se solo implicitamente – che l’incidenza della pedofilia nel clero cattolico è assai più alta che altrove, e adesso vi pare “esagerato” che la Chiesa venga chiamata a risponderne?

C’è poi chi imputa al celibato dei sacerdoti cattolici la causa dei comportamenti devianti…”. Non io, sicché tralascio questo punto e arrivo a ciò è davvero intollerabile: “A dispetto dell’immagine deformata con cui la si vuole rappresentare, la Chiesa è l’istituzione che ha deciso di condurre la battaglia più chiara contro gli abusi sessuali a danno dei minori partendo dal suo interno”. Solo dopo che il bubbone è esploso, solo dopo che la Chiesa s’è trovata sporca del purulento che celava gelosamente sotto l’imposizione del silenzio. Sicché “bisogna dare atto a Benedetto XVI di avere impresso un impulso decisivo a questa lotta”, ma solo perché costretto dalla rottura di quel silenzio, e non già – come scrive monsignor Versaldi – “grazie anche alla sua ultraventennale esperienza come prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede”, perché in quella carica l’allora cardinale Joseph Ratzinger non fece altro che continuare a raccomandare il silenzio, pena la scomunica (“Le cause [presso i tribunali ecclesiastici] di questo genere sono soggette al segreto pontificio De delictis gravioribus, 18.5.2001).
“Proprio da quell’osservatorio il cardinale Ratzinger ha avuto la possibilità di seguire i casi di abusi sessuali che venivano denunciati e ha favorito una riforma anche legislativa più rigorosa in materia”? Diciamo piuttosto che proprio perché prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede avrebbe dovuto rispondere di complicità, se l’elezione a papa non l’avesse sottratto alla giustizia civile.
“Ora, come supremo pastore della Chiesa, il Papa mantiene anche in questo campo - ma non solo - uno stile di governo che mira alla purificazione della Chiesa, eliminando la «sporcizia» che vi si annida”. Questa è prevenzione: dimostra una responsabilità che sarà valutata per il futuro, ma non sottrae dal dover rispondere per il passato, anzi, dimostra che in un sistema gerarchico – come la Chiesa vanta d’essere – il vertice è tenuto a rispondere della sua base, comunque e sempre. Se da oggi in poi, anche per il passato.
Ma è in coda che c’è il colmo: “Quando la Chiesa saggiamente stabilisce norme più severe per prevenire l’accesso al sacerdozio di persone immature in campo sessuale, in genere viene attaccata e criticata da quella stessa parte che la vorrebbe principale responsabile degli abusi sui minori”, e qui è chiaro il riferimento ai preti gay, con la reiterata e mistificatoria suggestione di una relazione tra omosessualità e pedofilia. Falsa, innanzitutto. Poi, pesantemente offensiva e discriminatoria.

Non da meno il portavoce della Santa Sede, che pretende di farci credere che la De delictis gravioribus “non ha inteso e non ha favorito alcuna copertura di tali delitti, ma anzi ha messo in atto un’intensa attività per affrontare, giudicare e punire adeguatamente questi delitti…”, aggiungendo, come se niente fosse: “… nel quadro dell’ordinamento ecclesiastico”. In quel quadro – ripetiamo – il prete pedofilo non andava in galera: veniva trasferito ad altra sede, pronto a commettere nuovi abusi su altri bambini.
Sui bambini stuprati nella diocesi di Monaco ai tempi in cui ne era responsabile l’allora monsignor Ratzinger? L’arcivescovo era rimasto del tutto estraneo alle decisioni in seguito alle quali si erano potuti verificare gli abusi. E allora come cazzo disponeva dei poteri attribuitagli?

Pubblicato il 14/3/2010 alle 2.3 nella rubrica Diario.

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