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Merce avariata / 33

[30.3.2004]  Ué, belli, vi scrivo da una città in cui almeno quattro o cinque volte all'anno accade che le forze dell'ordine vengano tragicomicamente ostacolate da comuni cittadini, chiamiamoli così, nel corso delle operazioni di cattura di pesci grandi, medii e piccolissimi della delinquenza indigena. Passi per l'incintissima moglie del boss, che disperata s'avvinghia ad una gamba del maresciallo, mentre l'amante del marito s'avvinghia all'altra, ed il boss istesso, intanto, sgaiattola per il tunnel sotto la vasca ad idromassaggio. In questo caso, con uno sforzo di comprensione che travalichi il penale, potremmo dire che ogni luogo sia paese, che questo accada anche a Brescia, a Oslo e a Phoenix. Ma, se fate un salto in emeroteca, vedrete che nella città da cui vi scrivo è spesso, spessissimo, accaduto altro, di più. Leggerete di volanti della polizia accerchiate, prima, e capovolte, dopo, da fan, sodali, simpatizzanti e clienti di un pusher che intanto se la squagliava in moto, facendo slalom nei vicoli tra passeggini e banchetti di sigarette di contrabbando. Leggerete di carabinieri coperti di calci, insulti e sputi da comuni cittadini, s'è detto che li chiamavamo in questo modo, in difesa d'uno scippatore colto in flagrante; e poi, di finanzieri ridotti a mal partito da pietose matrone, virgulti con gli occhiali a specchio, attempati edentuli ed altri estemporanei samaritani per aver tentato l'arresto di un guardamacchine abusivo, di un ambulante venditore di cd clonati, di un peripatetico commerciante di bombe di Maradona; e poi, di vigili urbani pestati a sangue da automobilisti che avevano parcheggiato in terza fila, con la collaborazione di quelli parcheggiati in seconda; e poi, di altro, che a raccontarlo quasi non sembra vero. Nella questura della città da cui vi scrivo c'è qualche poliziotto che ancora si carezza il bozzo che gli causò la pioggia di masserizie piovute dai balconi per impedire la cattura dell'eroe di turno, braccato nel suo basso superaccessoriato o nel suo appartamento blindato e videocontrollato, fin lì riverito, coccolato, invidiato e omertosamente protetto da tutto il cordiale vicinato. Gente col cuore in mano, la gente della città da cui vi scrivo, ma spesso nella mano sbagliata. Orbene, belli, stamane, qui, si son tenuti i funerali di una ragazzina di 14 anni, passata da due giorni di coma alla morte, per una pallottola uscita non si sa bene ancora da quale pistola. Un killer cercava di far fuori un boss che passeggiava in una strada affollata; pare che il boss abbia afferrato la ragazza per i capelli, facendosene scudo. Questa è stata la prima versione. Ora, invece, andrebbe prevalendo un'altra idea tra gli investigatori: sarebbe stato il boss a sparare per difendersi dal killer, e avrebbe sbagliato mira. Errare humanum est, sbaglia il chirurgo, sbaglia il centravanti, sbaglia pure il boss. Non so quale delle due versioni offra più attenuanti generiche all'assassino, ma si farà fatica a stabilirlo. Questo perché non s'è trovato uno dei tanti presenti all'accaduto capace di chiarire la dinamica. E sì che nella città da cui vi scrivo si è capaci di cogliere un fuorigioco anche dall'ultimo anello delle tribune dello stadio, di poterci giurare sulla buon'anima di mammina, sicché, se l'arbitro non l'ha visto, si bruciano auto e cassonetti per ristabilire una frenzola di giustizia. Gente dalla meninge sveglia, capace di ricordare a memoria, fino all'ultimo lamento, tutti i testi dell'ultimo cd di Gigi D'Alessio, di calcolare tutti i ritardi del 15 e del 74 sulla ruota di Genova e di Palermo. In questo caso, niente, c'era distrazione. Commozione, invece, quanta ne vuole, avrebbe dovuto vedere i funerali, strazianti com'è ovvio. Parenti stravolti, ma composti. Prete che si augurava che da tanto dolore potesse nascere una speranza e bla bla bla, amen. Autorità attonite, come sgomente del fatto che tanta violenza sia possibile in una città in cui è si messa qualche fioriera qua, qualche lampione là, qualche reddito di cittadinanza di qua e di là. Qua e là dolore sceneggiato di chi nemmeno conosceva la ragazza, a questi funerali, ma "c'aggia fa', so' commosso, mi devo sfogare". S'è detto: "C'era tutta Forcella", questo il nome del quartiere in cui è accaduto il fatto. Tutta? Nemmeno un complice, più o meno volontario, della diffusa delinquenzialità cittadina che ha maturato quest'ultimo assassinio? Nemmeno un amico del boss o del killer? Vuol dire che in emeroteca ci sono scritte tutte balle. Scusatemi se ve le ho riportate, pensando fossero prova di un crimine peggiore dell'omertà: l'ipocrisia. Ué, belli, diciamo che vi ho intrattenuto con un po' di folkloristico disfattismo. Baci.

Pubblicato il 23/12/2004 alle 0.41 nella rubrica Merce avariata.

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