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"Se è vero che la verità rende liberi, essa può anche creare un mare di guai. Per quanto il suo nome possa suonare dolce all'orecchio, la verità è sgradevole fin troppo spesso, e imbarazza. Contro di essa scendono in campo le armate dei luoghi comuni. Contro di essa marciano le legioni di quanti traggono profitto da verità utili. E tuttavia, se mai fosse possibile, è necessario dirla"
                                                                                          Salman Rushdie (1998)
Caro direttore, nell’editoriale di lunedì lei scrive: «Siamo un paese con una memoria di elefante, e niente ci interessa di più di ciò che ci è successo». Permetta: di chi è la colpa? Chi è che prende la massa caotica di segni che arrivano dalle agenzie e li separa a mucchi - di qua le cazzatelle sfiziose, di là le pompose e pompate celebrazioni, il resto nella sonnecchiante sezione degli approfondimenti? Pinguini froci ed epica papale; uomo che morde il cane, anzi l’ornitorinco, e indagini sull’anima scritta nel cariotipo; sondaggio sul sesso estremo nel basso Molise... E quello che sta in mezzo? Trattato con sussiego, perfino con una punta di disprezzo. Sarà per questo che in Italia i giornali vendono poco e niente, al punto che la vita v’ha assediato e chiusi nelle redazioni, dove le cose giungono distorte dalle semplificazioni e dalle complicazioni. Se poi la forma intride la sostanza, e questa con quella intrattiene nesso di accidente: che forma - dico - che forma ammette questo vostro giornalismo? Ma non vi rendete conto della lingua che usate? (...) Perifrasi, paralogismi - pardon, spirali e circoli - anacoluti anche quando la frase è chiusa. E allora, caro il mio direttore, perché queste paturnie? La Memoria è confortante, dovrebbe sapere: grande o piccolo che sia l’uzzolo, chi non cura la sua pace? Vuole un esempio? Ricorda, vero, la Giornata del Perdono durante il grande giubileo del 2000? Chi saprebbe dire esattamente di cosa si sia scusato il papa, quel 12 marzo, chiedendo perdono a chi, a nome di chi? Eppure, credenti e non credenti, continuano a credere che la Chiesa abbia chiesto scusa agli eretici bruciati, a Galileo e agli ebrei, a nome del Santo Uffizio. E nella polemica spicciola - toh, quella che inzuppa il cartaceo - quella Giornata passa per Amnistia. Verrebbe voglia di dire: passatevi una mano sulla coscienza. Ma forse è chieder troppo. Fate così, continuate a piangere e a fottere. Con molti rispetti
                                                                                           L.C.

Pubblicato il 1/3/2005 alle 5.53 nella rubrica Citazioni.

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