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Storie perse / 2

"Non conta assolutamente alcuna obiezione contraria"

Il 13 marzo 2003 al “Signor
Franco Barbero della diocesi di Pinerolo” viene recapitata una notifica della Congregazione per la Dottrina della Fede con numero di protocollo 26/82, a titolo “Dimissione dallo stato clericale e dispensa dagli obblighi”, firmata cardinal Joseph Ratzinger: 
Il Sommo Pontefice Papa Giovanni Paolo II, ascoltata la relazione dell'ecc.mo Segretario di questa Congregazione circa il grave modo di agire del citato presbitero della diocesi di Pinerolo (Italia), premesse le cose da premettere, con suprema ed inappellabile decisione senza alcuna facoltà di ricorso ha decretato che al citato presbitero venga irrogata la pena della dimissione […] Il presbitero dimesso automaticamente perde i diritti propri dello stato clericale, la dignità ed i compiti ecclesiastici […] rimane escluso dall'esercizio del sacro ministero, né può avere un compito direttivo in ambito pastorale; egualmente, non può svolgere nessun compito nei Seminari e negli Istituti equiparati. Negli altri Istituti di studi di grado superiore, che in qualsiasi modo dipendano dall'Autorità ecclesiastica, non può avere alcun incarico direttivo o ruolo di insegnamento; anche negli altri Istituti di studi di grado superiore non dipendenti dall'Autorità ecclesiastica, non può insegnare alcuna disciplina teologica […] L'Ordinario del luogo curi che il presbitero dimesso non sia di scandalo ai fedeli per mancanza della necessaria prudenza. A tempo opportuno, l'Ordinario competente riferisca alla Congregazione dell'avvenuta notificazione e, se vi sia magari meraviglia tra i fedeli, provveda ad una prudente spiegazione […] Non conta assolutamente alcuna obiezione contraria”.

Non conta assolutamente alcuna obiezione contraria, e il vescovo di Pinerolo, Pier Giorgio De Bernardi, nel comunicare a don Franco il provvedimento, scrive: “È dal 1975 che i tuoi vescovi, ripetutamente, hanno avuto con te colloqui e poi hanno preso posizioni con molteplici dichiarazioni per richiamarti al senso della comunione ecclesiale circa la dottrina da te divulgata attraverso scritti, media e predicazione […] Questo provvedimento Pontificio non ti mette fuori dalla Chiesa Cattolica; è una parola forte per richiamarti a rivedere la tua posizione e l'insegnamento che diffondi; tuttavia non diminuisce il riconoscimento della tua sollecitudine verso i poveri. Voglio assicurarti che l'affetto resta quello di sempre […] È una ferita che porterò sempre per non averti aiutato a sufficienza a vivere la comunione ecclesiale”.

Le sorelle e i fratelli della comunità cristiana di base di Pinerolo emettono lo stesso giorno un comunicato stampa, nel quale si legge: Abbiamo appreso, nella mattina di oggi, giovedì 13 marzo, del provvedimento di "riduzione allo stato laicale" comminato al nostro presbitero Franco Barbero. Dichiariamo innanzi tutto che per la comunità cristiana di base di Pinerolo Franco resta il nostro presbitero e nulla cambia rispetto a prima. Possiamo testimoniare il suo impegno durante quarant'anni di ministero nella solidarietà, nella ricerca di fede e testimonianza del Vangelo, elementi questi, nella vita della nostra comunità, inscindibili e inseparabili. Non è possibile testimoniare il Vangelo senza praticare la solidarietà e la sollecitudine verso gli ultimi e le ultime. Lascia amareggiati/e l'indisponibilità assoluta del vescovo ad incontrare la nostra comunità e a dialogare con essa, nonostante i ripetuti inviti. La questione viene ridotta al ‘caso Barbero’, ignorando che in questi trent'anni di vita comunitaria è stato condiviso un cammino di fede da parte di donne e uomini […] La stessa dicitura utilizzata nel provvedimento, ‘riduzione allo stato laicale’, denota come la gerarchia si ritenga superiore ai laici nonostante l'ammonimento del Vangelo ‘...tra voi non sia così; anzi, chiunque vorrà essere grande fra voi, sarà vostro servitore; e chiunque, tra voi, vorrà essere primo sarà servo di tutti’ (Mc 10, 43-44). Ci sentiamo vicini/e al nostro presbitero e a coloro che devono sopportare emarginazione, espulsioni, condanne da parte della gerarchia vaticana. Prendiamo atto che la chiesa gerarchica, maschilista e patriarcale, rimane uno dei pochi stati assoluti che esercita il proprio potere senza sentire il parere dei suoi fedeli. Probabilmente in Vaticano non è ancora passato il principio ‘non condivido le tue idee, ma lotterò fino alla fine perché tu possa affermarle’, patrimonio delle moderne democrazie. […] A dispetto delle belle dichiarazioni del vescovo di Pinerolo durante gli incontri ecumenici con fratelli e sorelle valdesi e di altre religioni, sull'accoglienza delle differenze, dobbiamo constatare che non appena si vanno a toccare punti sostanziali (seconde nozze, celibato dei preti, predicazione e ministero dei laici, teologie femministe, unioni tra credenti omosessuali, rilettura dei dogmi alla luce del Vangelo e dei problemi della società contemporanea) ecco che tutto il dialogo va in fumo e la chiesa gerarchica si arrocca nella sua torre […] Non ci sentiamo fedeli a questa gerarchia ma cerchiamo di esserlo ai poveri, all'evangelo di Gesù e a Dio”.

Don Franco, invece, scrive nello stesso giorno: “Mentre sono colpito da un provvedimento che ritengo invalido e di cui non terrò conto alcuno,aggiungo due annotazioni. Non è ridicolo il linguaggio con cui il cardinale Ratzinger mi notifica il decreto papale? Una decisione ‘suprema, inappellabile e non soggetta a nessun ricorso’ è un linguaggio tra il delirante e l’umoristico, per chi abbia qualche idea della democrazia o di una comunità ecclesiale che dovrebbe essere ‘ancor più di una democrazia. In questi giorni ho pensato tanto anche a questa chiesa che continuo ad amare. [...] Hai imboccato, cara mia chiesa, una direzione pericolosa in cui prevale l’interesse a rendere la torre sempre più alta, a tenerla insieme solida e compatta, a sorvegliare tutto e tutti dall’alto, a cingerla di mura, a chiudere le finestre e sbarrare le porte. Ma, a guardarla troppo dall’alto, la realtà appare diversa. Non arrivano più alla sommità le voci calde e commosse delle donne e degli uomini, non si sentono più il rumore dei loro passi, il chiasso delle strade, le canzoni d’amore, le grida di dolore e i palpiti dei cuori. Di lassù si perde il più e il meglio della vita. […] L’isolamento più pericoloso è quello che noi cristiani possiamo costruirci da soli quando, malati di narcisismo, vogliamo ad ogni costo difendere il nostro vecchio palazzo, il nostro vetusto castello e non sappiamo vedere il ‘paesaggio più spazioso’ che Dio ha costruito e sta costruendo per le Sue creature. […] Mia cara chiesa, quanto saresti più bella, più viva se, anziché piangere per ogni pezzo della torre che si rompe e difendere con i denti ogni mattone, tu sapessi vedere il Dio della vita che apre spazi più ampi e demolisce le torri in cui ci imprigioniamo per orientarci verso case più umane ed abitabili. Accogli il plurale voluto da Dio […] stàccati dall’illusione di essere il centro del mondo; staccati dall’illusione che i tuoi dogmi siano la fotografia della verità, dalla presunzione di possedere sempre l’ultima parola su ogni questione. Abbiamo imparato a distinguere accuratamente tra le parole umane che passano e la Parola di Dio che resta […] Vattene dalla moda delle confessioni spettacolari di alcuni tuoi peccati del passato; vattene da questi pentimenti che non conducono a conversione e lasciano il fondato sospetto che si tratti di comportamenti diplomatici e di operazioni di facciata. Vattene dall’ossessione sessuale, dalle tue sessuofobie per cui continui a temere il piacere, ad aver paura delle donne, a guardare con diffidenza e a offendere con i linguaggi pelosi della comprensione omosessuali, lesbiche, separati/e, divorziati/e e conviventi anziché benedire Dio che dona all’umanità mille forme d’amore e può far rifiorire questo amore là dove esso si era spento. Vattene dalle miriadi di ambigue apparizioni mariane, dalle preziose teche della sindone e dal sangue di san Gennaro, dai mille luoghi in cui si alimentano superstizione e spirito idolatrico. Vattene da una struttura di potere come il papato, per riscoprire un ministero che sia davvero servizio; vattene dal balbettio dei potenti in cui fai sempre la prima donna; vattene dalla prigionia dei tuoi comportamenti imperiali e abbraccia il sogno di Dio. Vattene dall’occupazione di tutti i video del mondo; vattene dalla retorica pauperistica che ti dispensa dal diventare chiesa povera; vattene dalla mania di sentenziare e impara ad ascoltare”.

"Impara ad ascoltare"

Pubblicato il 14/5/2005 alle 21.3 nella rubrica Storie perse.

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