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Storie perse / 3

                          CINQUE MADONNE, PER GRADIRE

Ce n’è una che sembra uscita da un film di Jodorowski, è l’intrigante anzi che no “Madonna delle formiche”, che si venera nel Santuario di Pianoro, a due tiri di schioppo da Bologna. Puntuale come il fissurarsi delle bacche di ginepro, ogni anno, alla prima settimana di settembre, la detta Madonna attira grandi sciami di formiche alate della famiglia Tetramorium semilaeve, sottospecie delle Myrmicinae, che dopo essersi raccolte in fitti nugoli attorno alla colà svettante torre campanaria, schiantano a terra e schiattano in molle crepitìo. Tanta ne è la mole che dobbonsi raccogliere in numerosi sacchi, ogni volta: ignoriamone la sorte, delle formiche morte, ahi. Etologi no, e  mirmicologi neppure: niun sa spiegarsi perché ciò avvenga. E dunque è chiaro, come due più due fa quattro, che di miracolo si tratti. Non vi convince questo procedere? Chiedete a Socci, ché sa tutto si aritmetica, noi si procede, ed ecco la “Madonna delle scosse”.

Non è riconosciuta ufficialmente dalla Chiesa, ma che fa? Anche la “Madonna di Medjugorie” ancora non è riconosciuta dalla Chiesa, e ciò non toglie che questa come quella, e quella come questa, entrambedue insomma, siano nel cuore di tanta brava gente. La “Madonna delle scosse” apparve a Napoli la sera prima del terremoto del 1980, annunciando che, il giorno dopo, eccetera eccetera eccetera. Scornando chi, dubitando, si perfricò scaramanticamente le pudenda, la “Madonna delle scosse” aveva detto giusto e l’indomani Partenope sussultò: Ave Regina!

Di tutt’altro milieau interieur, parbleu!, è la “Madonnina dei motociclisti” che a luglio attira, come le formiche volanti di cui sopra, frotte di centauri rombanti al Santuario di Castellazzo Bormida, in quel d’Alessandria. Il suo culto di devote marmitte si perde nella notte dei tempi e non si riesce a risalirne all’origine. Non così per la “Madonna viva” di Castelmonte d’Udine, il cui culto è legato a un importante episodio.

Un tempo (non siate beceri al punto da chieder “quando?”, ché sennò poi Le sanguina il cuore) la Madonna volle sfidare Satana, che aveva il possesso pieno del Friuli Venezia Giulia, a chi arrivasse per primo in vetta al monte. Quella bestiaccia di Satana s’impigliò con le corna in non so dove e precipitòssi nel di sotto burrone. La Vergine Maria, invece, con un solo balzo raggiunse la cima lasciando sulla pietra a valle l’orma del piede col che n’aveva preso slancio. E a tuttora l’orma v’è visibile, pie donne attorno vi pregano e vi piangono, di tanto in tanto.

Più note le Madonne piangenti. Non ve ne faremo l’elenco, diremo solo della capostipite: la “Madonna di Lezzeno”. Fu la prima a piangere, nel 1588, quando si sparse a Como (Lezzeno ristà in quella provincia) la notizia dell’eresia di Martino Lutero, malnato cinghialone della cieca fede. Da allora le lacrime non si contano, talvolta ematiche, talvolta balsamiche.

Pubblicato il 16/5/2005 alle 18.27 nella rubrica Storie perse.

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