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Scrivi, Malvino ti risponde

                               

Caro Malvino, […] leggendo il suo post “Il liberalismo ben temperato” mi sono chiesto se per lei ci sia un ‘liberalismo migliore di un altro’…

                                                                               M.D.L.

Gentile M.D.L., credo che lei abbia voluto pormi la domanda che solitamente capita a fagiolo in un’intervista: qual è la sua Bibbia? Apprezzo il modo cortese col quale l’ha posta, per quanto nella sostanza – capirà – ora io mi senta proprio fagiolo. E dunque a una domanda posta con tale cortesia rispondo, epperò con un po’ di timidezza, con la paura di farci la figura di qualcosa che abbia la stessa forma di un fagiolo. Faccio per farle un esempio: ha presente quel fessacchiotto che prima scacazzava in rete con molta maggior frequenza e oggi – lode a Dio! – si limita a un post ogni dieci giorni, più che altro per bisbeticare di/a/da/in/con/su/per/tra/fra il suo aggregator, L’Isola-che-non-c’è? Ha presente? Sì, quello. Bene, ha notato? Ha scelto per il suo blog il nome di battesimo di von Hayek, un po’ come avrebbe fatto la blogger sedicenne fanatica del Pitt col suo www.brad.it. Sarà che ho un’indole barbina, ma di Scritture e relativi Estensori non m’è mai piaciuto far stendardo. Mi piace Kafka, ma non direi sono un Franzista, insomma. Fatta questa premessa (avrà visto ch’era piena di premure), le trascrivo alcuni stralci dall’introduzione di un libro che mi ha – come dire – lasciato l’impronta che oggi mi si legge in faccia. Questo tipo di liberale io son. E in calce al brano che le allego troverà il nome del liberale cui sono più vicino. Ma senza troppa confidenza. In fondo, chissà se ha l’alito che gli puzza, chissà se il libro l’ha scritto veramente lui, chi cazzo lo conosce personalmente? Eppoi, che abbia preso pure un premio Nobel mi fa esser diffidente. Comunque…

“Coloro che vanno alla ricerca di descrizioni specifiche sulla ‘buona società’ non le troveranno in questo scritto. Dar conto delle mie preferenze private non sarebbe né producente, né interessante. Non rivendico al cun diritto di imporre agli altri queste preferenze, anche se mi dovessi limitare ad un ‘opera di meta persuasione. Con queste asserzioni introduttive voglio esprimere implicitamente il mio dissenso nei confronti di quanti credono come Platone che ci sia una ‘verità’ nella politica, che non vi sia altro da fare se non scoprirla, e che, una volta scoperta, si possa essere in grado di spiegarla a uomini dotati di ragione. Noi viviamo in società in quanto l’organizzazione sociale ci fornisce mezzi efficaci per il conseguimento dei nostri obiettivi individuali e non perché la società ci offra i mezzi per arrivare a qualche beatitudine comune e trascendetale. […] Il mio approccio è profondamente ‘individualistico’, in senso ontologico-metodologico, sebbe l’adesione piena a questo principio sia abbastanza problematica così come sono differenti le sue interpretazioni. Il che non implica che si tratti di un approccio personale, e che all’individualista metodologico sia necessariamente preclusa la proiezione dei suoi propri valori. Il suo ruolo deve rimanere più circoscritto rispetto a quello del collettivista-elitista al quale si si richiede di specificare gli obiettivi dell’azione sociale indipendenti dai valori individuali, diversi dai suoi obiettivi personali e da quelli del suo gruppo. Al contrario, l’individualista è indotto a riconoscere la reciproca esistenza di individui associati, che hanno anch’essi dei valori; l’individualista viola i suoi precetti fin dall’inizio quando e nella misura in cui valuta gli uomini secondo pesi e misure differenti. Egli non può semplicemente giocare a essere Dio, non importa quanto pretenda di farlo per divertimento; la tracotanza non può rendere il senso del suo atteggiamento. […] L’approccio deve essere ‘democratico’, e in questo senso costituisce una semplice variante alla regola che definisce l’individualismo. Ciascun uomo conta per uno, e questo è quanto. Una volta accettata per intera tale premessa di base, sembra presentarsi una via di fuga dal cinismo. Una situazione è giudicata ‘buona’ nella misura in cui consente agli individui di realizzare quel che vogliono, qualunque cosa sia, con l’unico limite costituito dal principio dell’accordo reciproco. […] Nei miei pensieri più intimi e personali possono non ‘piacermi’ i risultati che si osservano in un regime che permette agli altri uomini di essere liberi, ed inoltre posso perfino non assegnare un alto valore soggettivo alla mia stessa libertà ottenuta a prezzo della coercizione di altri individui. Tali ordinamenti soggettivi di valori possono pure esistere, ma il punto che merita di essere sottolineato è che il ruolo dominante della libertà individuale è imposto dalla metodologia individualistica e non da valutazioni soggettive di questa o quella filosofia sociale” (James Buchanan, I limiti della libertà, Rusconi 1998). Opacamente, ma riconoscibilmente mi rispecchio. Sì, sarei quello, suo 
                                             
Malvino

Pubblicato il 13/12/2005 alle 6.9 nella rubrica Scrivi, Malvino ti risponde..

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